giovedì 31 gennaio 2008

Crisi di governo e sfide energetiche

Tra le diverse conseguenze della crisi di governo, ne esiste una che deve essere ben presente agli amministratori locali : ancora per diverso tempo resteremo senza un piano energetico nazionale. Non è una questione da trascurare o di scarsa importanza proprio nel momento in cui la richiesta di riconversione del nostro modello energetico verso energie da fonte rinnovabile si sta consolidando nella coscienza comune. Inoltre lo stesso governo uscente ha messo in campo importanti risorse e possibilità d’azione che rischiano di spegnersi se non opportunamente raccolte. La responsabilità quindi di chi amministra Comuni e Province viene di colpo moltiplicata, diventando tra i pochi attori immediatamente riconoscibili dai cittadini per la possibile riconversione delle fonti, gli attori principali a cui è affidata la “transizione energetica”. Come possiamo quindi raccogliere questo impegno, tenendo anche conto che nel 2009 scadrà l’attuale mandato della Giunta della Provincia di Torino? La risposta potrebbe essere variamente complessa e perdersi anche in dichiarazione di principio sempre buone per tutte le stagioni. Non abbiamo bisogno di questo viste le premesse e quindi ci avventuriamo a far comprendere, in estrema sintesi le linee della nostra azione che svilupperemo in questo 2008 e metà 2009. Raggruppando i capitoli più importanti potremo parlare di:
a) Attività di pianificazione e reporting;
b) Attività di sviluppo ed assistenza delle politiche energetiche per gli enti locali;
c) Sviluppo di progetti europei;
d) Attività di informazione, formazione e sensibilizzazione rivolta ai cittadini;
e) Rafforzamento delle competenze di autorizzazione e controllo;
a) Necessario è innanzitutto continuare a sviluppare la conoscenza di cosa effettivamente succede nel nostro territorio, a supporto anche della decisione di aggiornare il nostro Programma energetico Provinciale. Senza un serio monitoraggio dei consumi e delle emissioni climalteranti ad esse connesse rimarrà inutile qualsiasi pianificazione efficace. A ciò abbiamo deciso di sviluppare uno studio sui biocombustibili fornendo un quadro conoscitivo sulle potenzialità e criticità sul loro utilizzo. Il pezzo forte rimarrà comunque l’esperienza, unica in Italia, della redazione di un Piano Regolatore del teleriscaldamento dell’area metropolitana torinese di cui siamo vicini all’accordo finale.
b) Con noi, gli attori fondamentali di ogni rivoluzione energetica rimangono le articolazioni amministrative rappresentate dai Comuni. Rivolto a loro sarà la redazione di un allegato energetico-ambientale tipo per i regolamenti edilizi comunali. La promozione degli Energy Manager d’area rappresenterà inoltre uno degli strumenti veramente attivi per questa applicazione. Fondamentale a questo riguardo sarà anche la predisposizione del Bando per la riqualificazione energetica degli edifici pubblici che verrà finanziata con una cifra ancora da definire ma molto significativa.
c) Il nostro mandato amministrativo ha confermato un importante sviluppo di questi progetti, ricevendo importanti riconoscimenti di cui abbiamo anche parlato in questi post, ma soprattutto consolidando la nostra amministrazione come partner consolidato a livello europeo. Continuerà il progetto “Energy in minds” (risparmio energetico unito all’uso delle rinnovabili), ma soprattutto ci lanceremo nel progetto Urban Energy Alps che promuoverà il coinvolgimento diretto dei cittadini su fonti rinnovabili e risparmio energetico di cui però parleremo prossimamente.
d) L’asse principale ruoterà intorno al lancio degli sportelli informativi sull’energia di cui abbiamo parlato in un post nei giorni scorsi.
e) Un’attività sempre poco appariscente, ma che assorbe importanti energie del nostro Assessorato rimane quella di verifica del rendimento energetico degli impianti termici e l’autorizzazione degli impianti di produzione di energia elettrica di determinate taglie sottoposti a pareri di VIA e soprattutto procedure IPPC. E poi Bandi, bandi, bandi in tutte le salse dal fotovoltaico alle biomassa e via discorrendo. Nei prossimi mesi tenterò di spiegare nel dettaglio questa, apparente, sintesi per capoversi che non rende certamente l’idea di tutto quello che abbiamo messo in campo. Un piccolo assaggio per far comprendere come raccogliamo la sfida posta dalla crisi di governo.

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martedì 29 gennaio 2008

inquinamento in Val Susa: la luna ed il dito

Buone notizie dal fronte delle emissioni industriali. I controlli eseguiti dall’ARPA Piemonte sui fumi delle Acciaierie Beltrame site in S. Didero e Bruzolo in Valle di Susa, hanno riscontrato valori delle diverse sostanze anche di migliaia di volte sotto i limiti di legge, oltre a quelli dei moderni inceneritori, che venivano presi a modello di confronto dai Comitati locali. Se è lecito mantenere cautela e continuare a vigilare per migliorare ancora, non possiamo che essere al momento soddisfatti e fare alcune considerazioni. Questo risultato è stato raggiunto intanto grazie ad un serrato confronto dei tecnici della Provincia di Torino con la proprietà dell’acciaieria, imponendo senza sconti quanto di meglio la tecnologia poteva offrire. Il lavoro non è stato semplice e fonte continua di confronto anche aspro appunto con i tecnici della Beltrame per comprensibili motivi economici. La stessa costruzione dell’autorizzazione ha, se vogliamo, forzato in maniera protettiva per la popolazione la norma, imponendo ad esempio il monitoraggio continuo delle emissioni e campagne di rilevazioni serrate. Tutto ciò è stato possibile anche grazie a stringenti accordi con l’azienda, che comunque aveva la possibilità di rigettare il metodo mediante ricorso. Un importante fattore di collaborazione è inoltre venuto dalle organizzazioni sindacali aziendali, che sono state coinvolte ed informate in tempo reale sulle fasi di avanzamento e sulle cui conoscenze delle lavorazioni si è basata una parte delle prescrizioni autorizzative. Ciò è molto importante in quanto solo chi effettivamente lavora in fabbrica conosce il ciclo di lavorazione e può fattivamente portare il proprio contributo nel miglioramento delle condizioni anche ambientali. Credo si possa affermare a questo proposito che se opportunamente concepita, l’applicazione della normativa in fatto di abbattimento dell’inquinamento con la relativa revisione tecnologica degli impianti, rappresenti una delle più importanti voci riguardo al miglioramento sia delle condizioni di lavoro che della sua stessa sicurezza. Se rimane fondamentale agire, diciamo così, sulla funzionalità degli estintori, ritengo che il lavoro vero di miglioramento della sicurezza rimanga quello di apportare continue modifiche sul ciclo di lavorazione con un continuo ammodernamento tecnologico secondo i più moderni standard. Personalmente diversa è l’opinione riguardo alcuni soggetti che hanno partecipato alla discussione e che credo abbiano perso una importante occasione. La logica seguita durante la costruzione dell’autorizzazione è stata quella di coinvolgere il più possibile eventuali “esperti indipendenti” anche di fiducia delle amministrazioni in questo percorso. Purtroppo si è arrivati ad un semplice muro contro muro a mio avviso controproducente che ha innescato reazioni poco motivate e che poco ha portato dal punto di vista tecnico. Questa azione è sfociata in un ricorso al TAR da parte dei Comuni e di Associazioni varie, che poneva in discussione proprio la modalità di scelta della tecnologia, la tecnologia stessa, il percorso amministrativo seguito dalla Provincia di Torino e chi più ne ha più ne metta. Oltre al dispendio di risorse dei cittadini in carte bollate, il dato vero non è stato tanto il fatto di essersi fatti rigettare il ricorso come infondato, ma proprio il risultato ottenuto ambientalmente attraverso questo metodo e queste tecnologie che venivano aspramente criticate e che ha dato alla fine ragione alla Provincia di Torino attraverso risultati scientifici e non legali. Si è in sostanza perso tempo e capacità di condurre tutti insieme questa difficile prova. Non si è capito che chi governa per conto di una forza politica di sinistra e proviene dal movimento, non dimentica da dove arriva, ma cerca in tutti i modi attraverso gli strumenti che gli sono dati dalle leggi e dalla scienza, di portare in sicurezza situazioni di pericolo, salvaguardando chi lavora nelle fabbriche e chi vive al di fuori di esse. Stando per tanti anni dall’altra parte della barricata, opponendosi al malaffare ed alle falsità di certa politica industriale, inseguendo sul terreno dei dati i pericoli per la salute, molte persone come me hanno maturato comunque l’idea che questo stato di diritto, se correttamente inteso, poteva rovesciare le politiche che portano ad episodi come Porto Marghera, Brindisi ed altri scempi compiuti sulla pelle dei lavoratori. E che governare certe questioni, pur tra mille difficoltà, poteva essere occasione di vero riscatto e di vera politica positiva, che proponeva ed otteneva. La differenza comunque sta proprio negli obiettivi e la si vede da certe prese di posizione. Qualcuno lavora solamente per limitare e rendere più bassi i limiti europei, cosa peraltro accettabile, ma che è competenza di organi di governo un po’lontani come la Commissione Europea. Come abbiamo dimostrato, noi lavoriamo invece per raggiungere non sulla carta, ma nella nostra realtà territoriale, emissioni sempre più basse e di ordini di grandezza di migliaia di volte al di sotto di questi limiti, attraverso l’azione politica, amministrativa e l’applicazione scientifica. Noi non abbaiamo alla luna. Noi guardiamo la luna e non il dito che la indica.

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giovedì 24 gennaio 2008

Intervallo

Energia nucleare ed emissioni di CO2

Se fosse sfuggito a qualcuno, nel supplemento del “sole 24 ore dedicato all’Energia, è comparso un articolo di Federico Rendina sulla emissione di CO2 prodotto nella filiera di produzione dell’energia nucleare. Sulla base di uno studio predisposto da Sergio Zabot della Provincia di Milano, si afferma che riferendosi all’intero ciclo industriale dell’attività della centrale, a cominciare dalla produzione di uranio usato come combustibile, le emissioni in atmosfera di CO2 diventerebbero comparabili a quelle degli impianti di generazione a ciclo combinato di gas. Questo in sostanza perchè le lavorazioni collaterali presenti anche sulla filiera di ottenimento del combustibile - dall’estrazione mineraria al trattamento, arricchimento e gestione delle scorie -necessitano di significative quantità di combustibile fossile. Sorvolando sul tipo di Uranio e sulle specifiche tecniche, rimane il dato che per produrre mille Kwh di energia da nucleare, si devono bruciare alla fine 200 Kwh di energia da fonte combustibile fossile, cioè sostanzialmente 1/5 della stessa produzione. Ma soprattutto con una produzione di emissioni in atmosfera da filiera del nucleare che sicuramente non può essere considerata nulla come è nella volgata corrente.

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mercoledì 23 gennaio 2008

Mentre Roma discute Bruxelles è espugnata

Oggi accadrà qualcosa a livello di Comunità Europea che verrà oscurato dalla politica nostrana e che ci imporrà una semplice riflessione. La anticipiamo, quest’ultima per poi dire del resto. In tutta Europa si decideranno nelle prossime settimane i modi ed i tempi delle politiche ambientali e cioè quali obbiettivi raggiungere e soprattutto quali saranno i meccanismi anche economici attraverso cui arrivare a risultati ambientalmente positivi. In Italia, oltre ad altri problemi, questo sarà inevitabilmente aggravato dalla forzata pausa che questa crisi comunque imporrà. Se pensiamo anche solo alle politiche energetiche, le cui sofferenze sono dovute, in ultima analisi, alla mancanza di una programmazione di linee guida e soprattutto alla continuità nel tempo i finanziamenti certi, dovremo per forza di cose ripartire daccapo, con un inevitabile ritardo rispetto ai meccanismi che gli altri Paesi Europei metteranno in campo. E soprattutto questo risultato sarà inevitabilmente aggravato da una radicalizzazione del dibattito sulle opzioni ambientali. Nessuna delle due coalizioni, infatti, possiede al proprio interno una omogeneità di scelte soprattutto riguardo agli strumenti economici che sottendono la fattibilità delle politiche ambientali. Bisogna esserne consci al di là delle proprie appartenenze politiche. Non sarà un semplice ritardo nella partenza, ma un vero e proprio limite che dovremo rincorrere nei prossimi anni.
Ma cosa succederà oggi? Semplicemente a Bruxelles l’Europa annuncerà il suo piano contro il riscaldamento del clima, sicuramente con una significativa contrazione delle capacità di emissione dei gas-serra, un aumento dell’efficienza energetica e una quota di sostituzione delle fonti fossili con quelle alternative. Barroso ha spiritosamente detto che lo slogan potrebbe essere “20-20-20 entro il 2020”. Le direttive sembrano ormai delineate, non essendo però ancora note, a noi almeno, le quote di emissione fissate per i singoli Stati. Costretti alla crisi romana, i nostri governanti non credo avranno la concentrazione per guidare gli interessi nazionali su questioni che si preannunciano calde quali ad esempio quanto cari saranno pagati dalle imprese consumatrici di energia i diritti di emissione dei gas-serra e quali saranno le conseguenze sulle bollette elettriche di tutti, cittadini ed imprese stesse. Quale sarà il risultato delle negoziazioni dei rappresentanti di 27 governi, e circa 12 mila lobbysti di imprese europee? Cosa avverrà riguardo ad una delle strategie che lo stesso Barroso ha preannunciato come prescelta quale la cosiddetta “cattura e sequestro” (CCS) delle emissioni di CO2 da sottrarre al rilascio in atmosfera per essere stoccate sotto terra? Se questa “tecnologia dovrà diventare la norma, saranno necessari significativi investimenti pubblici e privati” – come annunciato da Barroso- dove si prenderanno tutti i soldi necessari, a quali altre parti delle politiche energetiche verranno tolti? Perché, contrariamente alle aspettative, per l’uso di questa tecnologia verranno tollerati gli aiuti di Stato. Dum Romae consulitur, Saguntum-Bruxelles expugnatur.

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martedì 22 gennaio 2008

Le merci prendono il tram

Dopo un periodo di sperimentazione, parte ad Amsterdam una interessantissima iniziativa denominata Progetto City Cargo: distribuzione delle merci nel centro cittadino attraverso il tram. In pratica almeno una decina di convogli con opportune modifiche trasporteranno merci all’interno della città a quattro centri di interscambio centrali da cui verranno poi distribuiti al dettaglio con minifurgoni a trazione elettrica. La capacità di carico del mezzo sarà equivalente a quella di quattro camion da 7,5 tonnellate e disporrà anche di mezzi refrigerati. Il progetto prevede di togliere dalle strade almeno 2500 tra camion e furgoni al giorno. A regime le piattaforme logistiche saranno disposte nei pressi dei nodi autostradali e si arriverà alla circolazione di circa 50 tram che non interferiranno con il servizio passeggeri, anche grazie al fatto di poter in futuro disporre di banchine e binari di sosta dedicati. Per ciò che riguarda Amsterdam si aggiunge anche il fatto che i mezzi possono superare il divieto oggi presente nel centro metropolitano di carico-scarico merci in vigore dalle 9.00 alle 11.00 del mattino. Per centri cittadini come quello torinese sono intuibili immediatamente i vantaggi, anche per il fatto che diverse linee possiedono percorsi protetti che permettono anche una velocità di trasporto delle merci sicuramente maggiore rispetto ai mezzi convenzionali. Innegabili i benefici sulla qualità dell’aria e soprattutto sulla congestione cittadina. Una proposta che il nostro Assessorato alla Qualità dell’Aria tenterà di rilanciare anche sul nostro territorio.
Per approfondire: http://www.citycargo.nl/

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domenica 20 gennaio 2008

Leggere il riscaldamento globale

Diversi amici, e sventurati spettatori di qualche mia presentazione, mi hanno chiesto dove attingessi i diversi dati e soprattutto cosa potevano leggere di scorrevole, ma scientificamente valido, sul tema del riscaldamento globale. Esiste chiaramente tutta una letteratura specialistica rappresentata da articoli che sarebbe lungo elencare. Mi sentirei comunque di suggerire almeno tre testi che si possono reperire agevolmente in cui mi sono imbattuto quasi per caso: non ne suggerisco quindi direttamente uno rispetto all'altro, lasciando la possibilità di lasciarsi guidare dalle impressioni personali.
George Monbiot: calore!; 2006, Longanesi. pp.337. € 18,60
Monbiot è un giornalista-attivista che scrive sul Guardian e che ha ricevuto nel 1995 il Premio "Global 500" per il suo impegno ambientale. Maneggia molto bene i dati scientifici che risultano facilmente comprensibili a chiunque abbia la pazienza di seguirlo. Interessante la sua posizione non catastrofista e positiva: con impegno ce la possiamo fare! Anche il taglio pratico e le analisi sugli interessi economici, con puntuali osservazioni sulle conseguenze dei nostri comportamenti risultano gradevoli e per nulla pesanti.

Mark Maslin: Riscaldamento globale; 2007, Codice ed. pp.185. € 13,00
Maslin, a mio modesto avviso, è un fuoriclasse tra gli esperti mondiali contemporanei di climatologia. anche in questo caso si è in presenza di una base scientifica solidissima ed ammirevole nell'esposizione, con puntate nei territori dell'economia, sociologia e geopolitica di altissimo livello, anche se il libro per le piccole dimensioni può far pensare ad una semplice introduzione alla materia. Credo che questo rappresenti il vero testo attraverso cui avvicinarsi alle problematiche sul riscaldamento globale mantenendo un alto livello di contenuti, pur nella chiarezza dell'esposizione. Molte le chicche preziose disseminate nell'esposizione che valgono il viaggio.

Tim Flannery: I signori del clima; 2006, Il Corbaccio ed. pp.398. € 19,60
Scienziato ed esploratore australiano, Flannery possiede un pedigree di tutto rispetto: ha insegnato ad Harvard, Direttore dell'Australian Museum, Docente universitario alla Macquarie University e Presidente dello State Science Council, della Sustainability Roundtable e rappresentante australiano della National Geographic Society. E' forse il più strutturato dei tre testi ma veramente scorrevole e dalle implicazioni politiche forse più suggestive, passando per analisi della climatologia più antica, biologia ecc.

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sabato 19 gennaio 2008

Progetto energia rinnovabile Provincia di Torino

Ho richiesto al gruppo degli “Energici” dell’Assessorato Risorse idriche, Qualità dell’Aria, Energia della Provincia di Torino di lavorare su una proposta approfondendone gli aspetti di fattibilità sia economica che amministrativa. Il progetto riguarda i beni edilizi delle Amministrazioni pubbliche che possiedono nell’insieme ampie superfici su cui installare pannelli fotovoltaici per la produzione di energia. Il limite è che le amministrazioni non possiedono le risorse economiche per comprare tutti i pannelli necessari, rimanendo quindi utilizzate solo in parte queste superfici. Le strade a questo punto potrebbero essere almeno due: 1) cercare di attivare di meccanismi tipo ESCO oppure 2) affittare queste superfici a privati. Il ragionamento che sottintende l’azione è però fondamentalmente la stessa.
L’opzione dell’affitto a privati si basa su agevolazioni riconfermate anche dall’ultima finanziaria ed utilizza il conto energia/scambio sul posto. In sostanza avviene che il privato monta a sue spese i pannelli e, tramite accordo, guadagna l’incentivo fisso che lo Stato riconosce ad ogni Kw prodotto che è fisso. L’amministrazione invece utilizza l’energia prodotta dal fotovoltaico a costo zero per i suoi bisogni. L’eccesso può essere rivenduto alla rete mentre eventuali fabbisogni maggiori di energia sarebbero comunque assicurati mediante il sistema tradizionale. Questa soluzione è già stata sperimentata e adottata dal Comune di Berlino con vantaggio. La convenienza per il pubblico è facilmente comprensibile. L’eventuale privato deve poter contare invece su superfici di una certa estensione e di un accordo di diversi anni che assicuri l’ammortamento del costo dell’impianto e successivo periodo di guadagno. Tenendo conto che un Ente come la Provincia possiede i beni edilizi rappresentati dalle scuole di ordine superiore, le superfici sfruttabili sono significativamente consistenti e quindi interessanti per la costruzione degli impianti, successivo ammortamento e periodo di guadagno. Inoltre esisterebbe l’interesse a sfruttare tutta la superficie disponibile per economia di scala, senza il vincolo delle risorse iniziali. L’Ente inoltre potrebbe usufruire di energia gratuita senza il necessario investimento iniziale e soprattutto da fonte rinnovabile non fossile.
Grossolanamente il sistema ESCO prevede che il privato si accolli anche qui la spesa, montaggio e gestione dei pannelli ricevendone però tutti i benefici immediati, mentre l’amministrazione continuerebbe a pagare la stessa bolletta precedente per un certo numero di anni (5 – 10) divenendo successivamente padrona degli impianti stessi e iniziando a fare utili sia sull’energia prodotta che sul riconoscimento dei benefici statali a Kw. Da segnalare come la vita dei pannelli oggi è stimata maggiore anche dei 25 anni.
Come è comprensibile il progetto non è semplice ed è soggetto a vincoli amministrativi di varia natura oltre alla necessità di simulare bene i conti economici. Gli stessi meccanismi esposti sono in continua evoluzione e molto più complessi della banalizzazione che ho cercato di fare. Comunque ci stiamo lavorando.

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mercoledì 16 gennaio 2008

Nuova 500 critical mass

http://it.youtube.com/user/EthanCT

martedì 15 gennaio 2008

Al Gore: nuove strategie ambientali

Cosa si nasconde dietro la resistenza di Al Gore nello scendere in campo per l’elezione della Presidenza USA? Scartando inesistenti problemi economici, ci sembra paradossale che il portatore di un messaggio forte che gli è valso il Nobel, non pensi di poter incidere in maniera determinante sedendo sulla poltrona di colui che molti ritengono “l’uomo più potente del mondo”. Eppure potrebbe essere così. Non gli difetta certamente l’esperienza politica, la comprensione dei meccanismi più fini della politica e dell’amministrazione americana dato che per 8 anni è stato il Vicepresidente USA. Anche se il giudizio di diversi commentatori sulla sua esperienza accanto a Bill Clinton, non è particolarmente positivo per i risultati ambientali. Fatto peraltro riconosciuto dallo stesso Gore, che ebbe a dichiarare “tremende resistenze” da parte dei settori petrolifero, automobilistico, elettrico e del carbone americano che annichilirono i tentativi del duo presidenziale. “Il trattato di Kyoto” – ebbe a dire – “fu ostacolato dalle pressioni dei soggetti inquinatori”. Tutto ciò pone però un problema squisitamente politico: che senso ha impegnarsi nelle istituzioni, nelle amministrazioni se chi ne ha possibilità ritiene non siano la vera leva di cambiamento? La risposta è chiaramente più complessa. Lo stesso Gore non ha rinunciato alla battaglia ambientale. E la semplice voglia di apparire, di essere protagonista non può spiegare il suo impegno. Sembra invece indirizzato a spendere la popolarità acquisita anche precedentemente al Nobel, per fare in modo che l’attività amministrativa abbia effettivamente uno sbocco possibile. Il problema cioè è creare un terreno di confronto, di battaglia con diverse caratteristiche da quelle attuali, mediante la costruzione di una pressione “dal basso”, pubblica e popolare, che renda inevitabile, obbligata l’azione dei politici eletti e da eleggere verso il cambiamento ambientale, anche a discapito dei potenti trust economico-industriali. Cambiare cioè il campo di gioco usando al meglio ed a proprio vantaggio le forze che il consenso democratico possono produrre. Come un acuto notista e scrittore, Mark Hertsgaard, ha scritto “penso che egli creda in tutta sincerità che cambiare l’opinione pubblica è molto più importante che cambiare i presidenti … gli anni alla Casa Bianca paiono aver insegnato a Gore che avere ragione, come anche essere presidente, non basta. L’unico modo per sconfiggere gli interessi organizzati è avere tanta gente organizzata”.

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lunedì 14 gennaio 2008

Progetto Sportelli Energia

Per la serie "quello che stiamo facendo ma che nessuno sa", vorrei condividere e discutere riguardo al progetto che ho messo in campo come Assessorato Risorse Idriche Qualità dell'Aria, Energia della Provincia di Torino per la costituzione degli Sportelli Energia mediante un bando rivolto ai Comuni e Comunità montane. Risparmiando tutto lo sproloquio sull'accesso all'informazione, dinamizzazione della domanda e risparmio energetico, il progetto si pone come obiettivi e finalità quelle di a) stimolare il mercato locale delle fonti rinnovabili e del risparmio energetico, b) aumentare la conoscenza e l'informazione di tutti sulle tecnologie legate al risparmio energetico, c) diffondere le opportunità esistenti nel settore, d) agevolare lo scambio di esperienze, e) migliorare la qualità dell'offerta locale da parte di progettisti ed installatori, f) facilitare l'incontro tra domanda ed offerta, g) agevolare l'accesso alle opportunità fiscali e finanziarie esistenti. Gli sportelli non vogliono essere dei semplici punti di informazione sui temi dell'energia, ma rappresentare anche un luogo fisico che fornisca assistenza tecnica ai cittadini riguardante anche la fattibilità economica. Il progetto prevede almeno 3 livelli di azione.
Il primo vuole promuovere tecnologie ed interventi possibili presso una domanda potenziale comunque non ancora informata e con idee poco chiare. Le attività di questo primo livello riguardano la divulgazione attraverso: organizzazione di serate o incontri informativi su specifici temi; articoli su media locali, redazione di materiale informativo, linee guida o manuali d'uso per specifiche esigenze, campagne promozionali utilizzando cartellonistica, negozi, mercati, supermercati ecc.
Le attività di secondo livello si rivolgono ad una utenza già informata ed interessata a realizzare interventi convenienti anche in relazione alle caratteristiche della propria abitazione o ai propri fabbisogni energetici. Ad esempio: servizio di pre-audit energetico per utenti interessati alla riqualificazione energetica del proprio edificio, analisi del dimensionamento tecnico-economico; gestione di elenchi di operatori locali in grado di offrire servizi, progettazione ecc.; gestione dei prezzari ufficiali o orientativi concordati con le associazioni di categoria e gli ordini professionali; assistenza agli uffici tecnici comunali nella valutazione delle pratiche edilizie o verifica degli interventi in corso.
Altro livello è formato dalla qualificazione dell'offerta locale mediante organizzazione dei corsi di formazione per operatori locali e promozione di progetti pilota con nuove soluzioni da proporre al mercato locale.

Una delle novità che ho deciso di introdurre in questo tipo di sportello è l'organizzazione di momenti itineranti sul territorio con diverse sedi nei diversi giorni della settimana, dimodochè si possa raggiungere quanto più capillarmente tutto il territorio e con maggior efficienza.

Chiaramente tutto ciò possiede il requisito della gratuità per il cittadino che ne usufruisce.

Il riferimento per consultare il bando completo è rintracciabile in:




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domenica 13 gennaio 2008

Fiera del Libro: boicottare Israele?

Sono d’accordo con la presa di posizione di Liberazione contro il boicottaggio della prossima Fiera del Libro di Torino dedicata ad Israele. I termini del problema sono noti: di fronte ala durissima politica di occupazione nei Territori ed alla storia del conflitto israelo-palestinese è giusto usare il boicottaggio culturale come arma politica? Boicottare la Fiera del Libro è la giusta risposta alla politica di Israele? Se, in subordine, dovessimo boicottare le espressioni culturali dei Paesi la cui politica si è macchiata, e continua a macchiarsi, di ciò che noi riteniamo ingiusto, sbagliato, politicamente a noi avverso, a quali Fiere potremo alla fine partecipare? Credo invece che proprio la cultura, almeno nella sua concezione alta, abbia come caratteristica quella di poter veicolare apertura, conoscenza e libertà. Spesso rappresenta anche una delle poche voci significative che riescono, mediante la forza dell’arte, a bucare le cortine delle politiche dei potenti restituendoci alcune verità coperte appunto dalla forza delle armi e della finanza. E la letteratura israeliana non fa eccezione: il coraggio e la forza di scrittori come Yehoshua ed Oz , per quel poco che conosco di loro, possono anche farmi capire contraddizioni e stralci di vita e di società di quel Paese che sicuramente non mi sembrano così allineate con la politica espressa dai loro governanti. Non osso inoltre che davvero inchinarmi di fronte a momenti come l’orazione funebre di David Grossman per suo figlio soldato, che a mio avviso parla una lingua immediatamente comprensibile ed aderente anche ad un padre palestinese e che sicuramente vale molto più di mille boicottaggi. Preferisco quindi al contrario confrontarmi con un testo come quello, che pure rappresenta parte della cultura di quello Stato e di quel popolo, e auspicare che invece venga diffuso e sia lasciato libero di parlarci nella maniera più libera possibile. Ed avendo io stesso la possibilità di poter criticare le scelte politiche di quel governo così come un israeliano possa criticare le scelte del mio. Oltre al fatto, forse più plateale, che l’antisemitismo nasce e si ciba da questi atteggiamenti, come qualsiasi testo di Storia, anche il più revisionista, ci insegna. La mia concezione di Socialismo, che potrà anche non essere condivisa, non si costruisce certamente su una generica libertà di poter dire e fare tutto quello che ci passa per la testa, di poter accettare che politicamente si possa privare un altro popolo della libertà, dei mezzi di sussistenza, della propria capacità di autodeterminazione e di reclamare una propria terra. Ma continua a fondarsi anche sulla libertà della cultura e sui progressi di conoscenza e sociali a cui ci conduce: Cultura e Socialismo sono a mio modo d’intendere indissolubili. Al contrario di chi vorrebbe boicottare i libri, credo che invece questi siano gli unici strumenti davvero universali, quando è buona letteratura, attraverso cui conoscere altre situazioni lontane per storia e consuetudini di pensiero. Ma che soprattutto, se sono onesti, non possano che riflettere anche ciò che io penso della guerra, dell’oppressione, delle diseguaglianze. E che spesso, proprio per il fatto di provenire dalla cultura dello stesso popolo di cui si critica l’azione di governo, sono cento volte più efficaci rispetto alle sceneggiate messe in atto a mille chilometri di distanza. La più potente critica del sistema di potere tirannico mascherato da democrazia dell’antica Grecia fu Platone che raccontò della morte di Socrate, non le armate persiane di Dario e Serse. E dopo aver finito "la questione palestinese "di Edward Said, da domani credo che mi metterò a leggere la biografia di Shimon Peres. Alla salute di chi odia i libri.

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venerdì 11 gennaio 2008

Obama, Hillary ed il Consiglio Provinciale

Inutilmente impantanati nelle secche di un Consiglio Provinciale paralizzato dall’ostruzionismo della minoranza, alcuni di noi si sono trovati quasi per caso a parlare ed invidiare l’America. Eppure non siamo amici di quella politica, di quei lustrini, di quello che in fondo crediamo come uno dei mali moderni nelle forme della guerra preventiva, dello sfruttamento del business as usual. Anche se il popolo americano in fondo ci piace per molti aspetti di ciò che arte e cultura possono esprimere. Ma in questa secca della politica nostrana che riesce a sfruttare guai napoletani per fare i conti i casa, abbiamo seriamente invidiato e ci siamo appassionati nel parlare di primarie americane, ne siamo stati come risucchiati. Non è un caso. La passione innanzitutto, quella che torna a coinvolgere -centinaia di migliaia? milioni? - persone che si iscrivono nelle liste elettorali per votare, che da repubblicani ci ripensano e sostengono Obama, il nero. La competizione, dove malgrado tutto anche gli ultimi parvenue competono per la leadership con la muscolarità delle idee,anche con colpi di scena, in una altalena di speranze, sondaggi che non ci prendono, delusioni, euforia. La fisicità vera dove sembra che nessuno dorma più di due ore per rituffarsi con scarpette eleganti in mezzo a mucchi di neve di cittadine improbabili, negli asili, nei bar sorseggiando aranciata con i camionisti di passaggio, tutti pedaggi che chi siederà nello Studio Ovale deve sicuramente pagare. La tecnologia che avanza, dove si raccolgono somme spaventose per campagne planetarie anche tramite la Rete che organizza, muove, sbeffeggia, sostiene, indaga con una tensione che sembra ormai sconosciuta ai nostri stanchi giornali che tentano nel nostro piccolo Paese di farti capire chi gradiscono senza scrivertelo chiaro come il New York Times. Soldi, tanti, che potrebbero essere diversamente impiegati, forse. Ma non farei tanto il moralista quando mi scorrono le cifre spese per la mondezza di Napoli mai raccolta, ingoiati dall’Alitalia che si vestirà da Marsigliese, usati per fare in modo che Poste e Ferrovie possano essere cedute ai privati. Meglio chiedersi se il mayor Bloomberg di una risanata New York dalla criminalità, mondezza, ghetti, scuole ritornate all’eccellenza farà il colpo a sorpresa, lanciato da un pugno di politici dei due schieramenti che credono così di poter sbloccare eventuali testa a testa, sparigliare pericolose lotte all’ultimo voto con maggioranze risicate all’ultimo voto, perché non si ripeta la sceneggiata dell’altra volta tra Bush e chi comunque è andato a prendersi un Nobel mentre altri sognano scranni da senatore a vita. Gente che comunque riesce a confrontarsi in maniera rude, senza complimenti, politically incorrect anche. In fondo, nella secca di un Consiglio Provinciale bloccato - dove pure a volte non ci si serve del tatticismo del regolamento per arrivare a “corpo a corpo” anche di buona Politica – ci si può permettere di sognare la Politica vera, dove le decisioni non si ottengono per superiore capacità tattica, ma con la forza delle idee che piegano e costruiscono politici con il carisma che deriva dalla preparazione. “…Dopo lunghe e benevoli discussioni, dove l’invidia non detta né la domanda né la risposta” come diceva Platone nella lettera VII, quando a casa sua inventavano l’agorà e la democrazia. Già, la democrazia.

giovedì 10 gennaio 2008

Atlante impianti fotovoltaici

Segnalo un interessante collegamento web ottenibile grazie al sito della "Nuova Ecologia" sulla diffusione degli impianti fotovoltaici in Italia e conto energia, aggiornato al gennaio 2008. Il commento è che speravo di vedere il Piemonte in migliore posizione tra le grandi regioni del Nord, cosa che non mi sembra poter verificare dagli schemi. Interessante è anche la navigazione all'interno dell'Atlante che mostra anche la numerosità degli impianti all'interno dei Comuni delle Provincie http://atlasole.gsel.it/viewer.htm

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Riqualificazione energetica edifici



Un atto concreto: approvato il bando da me promosso come Assessorato alle Risorse Idriche, Qualità dell'Aria, Energia della Provincia di Torino di finanziamento di interventi per la riqualificazione degli edifici pubblici, diretto a Comuni e Comunità montane. Gli interventi da finanziare devono garantire una riduzione del fabbisogno termico degli edifici esistenti quali ad esempio l'isolamento delle strutture opache e/o infissi, l'installazione di pannelli solari, la sostituzione di impianti di climatizzazione invernale e sistemi di termoregolazione. Lo spirito del bando è quello di insistere sul contenimento dei consumi termici degli edifici, su cui risiedono a mio avviso una delle principali potenzialità di risparmio energetico. L'occasione è anche quella di rafforzare l'attività di sostegno che un Ente sovraordinato come la Provincia deve sostenere nei riguardi degli Enti Locali territoriali. Questa azione chiaramente è coerente con altri progetti in corso quali la definizione di un allegato energetico-tipo per i regolamenti edilizi comunali, la promozione degli energy Manager presso le strutture pubbliche ed il co-finanziamento di Sportelli Energia decentrati sul territorio provinciale. La documentazione e le informaizoni più dettagliate sono reperibili in rete sul sito della Provincia di Torino all'indirizzo: http://www.provincia.torino.it/ambiente/energia/bandi/ . Il riferimento al bando è la DGP n. 1709-1436708 del 28/12/2007
Dorino Piras

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martedì 8 gennaio 2008

Indice qualità dell'aria e salute

Ho deciso di riprendere la proposta, che feci diverso tempo fa, della costruzione di un diverso indice della qualità dell’aria che fosse in grado di correlare il tasso di inquinamento rilevato dall’IQA – attualmente in uso nella nostra Provincia di Torino– con il rischio per la salute umana. Il problema, che coinvolge diversi aspetti anche medico-legali oltre che tecnologici, è attualmente in via di risoluzione in Canada dove è stato messo a punto ed è in avanzato stato di sperimentazione il cosiddetto Air Quality Health Index -Aqhi – anche conosciuto in lingua francese come "cote air santè". Grazie a questo servizio i cittadini canadesi sono in grado di conoscere quotidianamente sia la qualità dell’aria respirata, che possedere utili informazioni per pianificare le proprie attività fisiche, soprattutto nel caso appartengano a categorie a rischio come l’età avanzata, l’infanzia, malattie respiratorie o cardiovascolari. L’indice è suddiviso in una scala da 1 a 10: più alto è il valore, maggiore è il rischio per la salute umana. Data la facile comprensibilità e la sperimentazione già avviata che sta dando ottimi risultati anche in termini di affidabilità, la mia personale opinione è che possa essere scelto ed opportunamente adattato alle nostre esigenze e capacità tecniche, anche per il nostro territorio. D’altro canto è già in corso uno studio – come Provincia di Torino - per creare un indice predittivo giornaliero della qualità dell’aria che possa superare la differenza di tempo presente tra la raccolta ed elaborazione del dato con la sua lettura. L’impegno è quindi quello di far decollare anche a livello di Provincia di Torino uno strumento che possegga le caratteristiche del sistema canadese, per cui già in questa settimana abbiamo riunito i nostri tecnici provinciali al fine di formulare una proposta in merito che dovrà avvalersi anche delle attuali collaborazioni presenti per l’elaborazione dell’IQA.
Per approfondire in lingua inglese e francese:

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lunedì 7 gennaio 2008

Energia dal mare e dai laghi

Segnalo un interessante articolo sulla produzione di energia da moto ondoso marino e con applicabilità anche a livello lacustre secondo il brevetto Giant. Tenendo conto della presenza di diversi bacini lacustri nel nostro territorio risulta comunque necessaria una riflessione.

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sabato 5 gennaio 2008

Climate change performance index

Il Ccpi è un indice indipendente, finanziato dal Governo federale tedesco, giunto alla sua terza edizione che prende in considerazione i 56 Paesi responsabili del 90% delle emissioni mondiali di CO2. Nella costituzione dell'indice complessivo concorrono tre diversi parametri: gli attuali livelli di emissione (30% del peso complessivo), i trend di emissione (50%) e le politiche climatiche (20%). E va detto che l'Italia ha pessimi voti in tutti e tre gli indicatori, posizionandosi solo al 41° posto su un totale di 56 Paesi. La struttura dell'indice tende a premiare quindi soprattutto i Paesi che dimostrano un'effettiva volontà di cambiamento, in linea con l'obiettivo dello studio di essere uno strumento di pressione politica e sociale per quei Paesi che ritardano ad attuare efficaci iniziative in termini di protezione climatica.
Fonte: Qualenergia.it
Leggi l'articolo completo.

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venerdì 4 gennaio 2008

Global warming?

giovedì 3 gennaio 2008

Scienza e politica di Roger Pielke Jr.

Per ricordarci un paio di "fondamentali"... rinfresco un Roger Pielke Jr. d'annata.
Scienziati e politici ormai vedono la scienza esclusivamente al servizio della politica.
In altre parole, la scienza è diventata sempre più uno strumento per rafforzare, nei diversi gruppi sociali, la capacità di contrattare, negoziare e concludere un compromesso, nel perseguimento dei propri interessi specifici. Quindi, se ciascuno dei gruppi di interesse in conflitto cerca nella scienza un mezzo per migliorare il proprio status politico, ne consegue che l'azione politica si blocca e la scienza viene ridotta a strumento delle scelte politiche. Ciò crea particolari problemi nelle situazioni in cui l'informazione fornita dalla scienza abbia un peso sostanziale sulla decisione.
Per cominciare, tuttavia, se vogliamo dare un senso alla correlazione fra la scienza, la politica (politics) e l'azione concreta (policy), dobbiamo anzitutto accordarci sul significato dei tre termini in questione. Per «scienza» intendiamo il sistematico perseguimento della conoscenza; la stessa parola ha un significato tanto vasto da presentare notevoli analogie con altre aree della conoscenza, quali, ad esempio, la raccolta, l 'interpretazione e la diffusione di informazioni militari (come nel caso delle armi di distruzione di massa e dell'Irak). Con il termine policy si intende la scelta di una determinata azione in un campo specifico, con «politica» (politics), invece, indichiamo quel processo di trattativa, negoziazione e compromesso che determina «chi ottiene che cosa, quando e come».
Quindi si tratta di chiarire quali ruoli svolge il sistematico perseguimento della conoscenza per a) compiere la scelta di determinate azioni e b) concordare, negoziare e raggiungere un compromesso, con particolare attenzione al ruolo degli scienziati in questo complesso contesto.
L'esperienza dimostra che la scienza è in grado di contribuire alla soluzione dei conflitti solo nei contesti decisionali più semplici. In quelli più complessi, ricorrere alla scienza per imporre un accordo politico generale può invece compromettere sia la probabilità di ottenere tale accordo sia il prezioso ruolo che la scienza stessa può svolgere nell'azione specifica.
Sulla base di tali presupposti, nuove esigenze si impongono allo scienziato come parte attiva nel processo politico. Si tratta di esaminare tali esigenze e le alternative di cui gli scienziati dispongono nel loro rapporto con le azioni specifiche cioè con la policy, e con la politica generale, politics. Esiste una vasta letteratura: sulle correlazioni fra scienza, tecnologia e società (Sts) e fra scienza e politica tecnologica (Stp).
Ma per molti scienziati interessati, più o meno attivamente, al rapporto fra il loro oggetto di studio e le scelte politiche e di policy, le premesse su cui si fonda la comunità degli studiosi della scienza nella società sono sconosciute o quantomeno poco comprensibili.
Il mio è un tentativo di collegare le premesse teoriche del rapporto fra scienza e società con l'azione degli scienziati che quotidianamente devono decidere in che modo collocare il proprio lavoro rispetto alla policy e, alla politica. Non si tratta di indicare agli scienziati una linea di comportamento, ma piuttosto di suggerire le alternative che essi potrebbero considerare nelle valutazioni che li conducono a decidere come collocarsi nella società.
Uno degli assunti fondamentali è che gli scienziati svolgono un ruolo diverso nell'attività di policy e nella politica. Dato che la scienza è sempre di più uno strumento della politica, è stato indebitamente messo in ombra il suo ruolo nella policy, in particolare la sua capacità di agevolare la creazione di alternative nuove e diverse. Tali alternative hanno il potere di rimodellare le dinamiche politiche e, in qualche caso, di facilitarne l'azione. Con una corretta comprensione dei diversi ruoli che la scienza svolge nell'attività di policy e nella politica potremmo accrescere i benefici offerti alla società, derivanti dal notevole investimento dei cittadini nella produzione di nuova conoscenza.
La scienza può dare un'enorme contributo al miglioramento della società e dell'ambiente. Ma, per rafforzare tale capacità, è necessario vederla - in una prospettiva che preveda il suo coinvolgimento nella policy. La scienza non va a considerata come un'attività distinta sia dalla policy sia dalla politica, bensì come uno strumento-chiave per semplificare le complesse decisioni che riguardano interessi in conflitto nella società.
Per rafforzare il contributo della scienza alla democrazia è essenziale distinguere il ruolo della scienza nella politica dal suo ruolo nella policy. Se non si opera questa distinzione, si rischia di perdere una buona occasione per agire meglio che in passato e di mettere in pericolo tanto la scienza quanto la democrazia.

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mercoledì 2 gennaio 2008

Aziende italiane: zero in Kyoto

Esiste ad oggi in Italia un serio problema di applicazione di alcune possibilità che il Protocollo di Kyoto pone a disposizione delle aziende italiane e che saranno ancora più attuali dopo Bali. Ci riferiamo principalmente all’utilizzo di strumenti quali il Clean Development Mechanism (CDM) e del Joint Implementation (JI) che rappresentano un potenziale di sviluppo internazionale per società che operano nel settore delle fonti rinnovabili di energia e dell’efficienza energetica. Questi meccanismi permettono in modo flessibile alle imprese con vincoli di emissione di realizzare progetti che mirano alla riduzione delle emissioni in altri Paesi a loro volta vincolati dal punto di vista emissivo. Lo scopo è quello di ridurre il costo complessivo degli obblighi di Kyoto permettendo l’abbattimento delle emissioni là dove è economicamente più conveniente. Le emissioni evitate generano crediti di emissione ERUs (Emissions Reduction Units) che possono essere utilizzati per soddisfare gli impegni istituzionalmente assegnati e sono sottratti dalla somma di permessi di emissione inizialmente assegnati al Paese ospite (AAUs). Lo schema si può semplificare come segue:
1. Un’azienda privata od un soggetto pubblico realizza un progetto in un altro paese mirato alla limitazione delle limitazion delle emissioni di gas serra.
2. La differenza fra la quantità di gas serra emessa con la realizzazione del progetto e quella che sarebbe stata emessa senza la realizzazione del progetto è considerata un’emissione evitata e viene accreditata sotto forma di ERUs.
3.I crediti ERUs possono poi essere venduti sul mercato.
Il fatto che il sistema nazionale italiano non riesca ad esprimere progettualità sfruttando questi strumenti è sicuramente un segnale negativo di declino e di mancanza di presenza competitiva sul mercato che preoccupa. Lo stesso libero mercato denuncia a mio avviso un fallimento del proprio sistema attuale che deve far riflettere in maniera seria chi deve, istituzionalmente, promuovere politiche ambientali che coniughino una migliore qualità ambientale con l’efficienza dei nostri sistemi produttivi. Risulta inoltre un’ulteriore dimostrazione di come nel nostro Paese stenti ad affermarsi in modo virtuoso l’uso degli strumenti economici derivanti dal sapiente studio dell’economia ambientale e dallo sfruttamento di opportunità globali. Il ragionamento quindi non può che rafforzare la convinzione del ruolo dello Stato e degli Enti Locali come promotore privilegiato nell’indirizzo di politiche che altrimenti non vengono prese in considerazione dal nostro sistema perdendo un vantaggio competitivo che invece in Europa viene guadagnato dagli altri Paesi, sicuramenti più attenti nel raggiungere migliori standard ambientali mediante lo studio delle leva economiche.
Per saperne di più su
Clean Development Mechanism (CDM) e Joint Implementation (JI)

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