venerdì 11 gennaio 2008

Obama, Hillary ed il Consiglio Provinciale

Inutilmente impantanati nelle secche di un Consiglio Provinciale paralizzato dall’ostruzionismo della minoranza, alcuni di noi si sono trovati quasi per caso a parlare ed invidiare l’America. Eppure non siamo amici di quella politica, di quei lustrini, di quello che in fondo crediamo come uno dei mali moderni nelle forme della guerra preventiva, dello sfruttamento del business as usual. Anche se il popolo americano in fondo ci piace per molti aspetti di ciò che arte e cultura possono esprimere. Ma in questa secca della politica nostrana che riesce a sfruttare guai napoletani per fare i conti i casa, abbiamo seriamente invidiato e ci siamo appassionati nel parlare di primarie americane, ne siamo stati come risucchiati. Non è un caso. La passione innanzitutto, quella che torna a coinvolgere -centinaia di migliaia? milioni? - persone che si iscrivono nelle liste elettorali per votare, che da repubblicani ci ripensano e sostengono Obama, il nero. La competizione, dove malgrado tutto anche gli ultimi parvenue competono per la leadership con la muscolarità delle idee,anche con colpi di scena, in una altalena di speranze, sondaggi che non ci prendono, delusioni, euforia. La fisicità vera dove sembra che nessuno dorma più di due ore per rituffarsi con scarpette eleganti in mezzo a mucchi di neve di cittadine improbabili, negli asili, nei bar sorseggiando aranciata con i camionisti di passaggio, tutti pedaggi che chi siederà nello Studio Ovale deve sicuramente pagare. La tecnologia che avanza, dove si raccolgono somme spaventose per campagne planetarie anche tramite la Rete che organizza, muove, sbeffeggia, sostiene, indaga con una tensione che sembra ormai sconosciuta ai nostri stanchi giornali che tentano nel nostro piccolo Paese di farti capire chi gradiscono senza scrivertelo chiaro come il New York Times. Soldi, tanti, che potrebbero essere diversamente impiegati, forse. Ma non farei tanto il moralista quando mi scorrono le cifre spese per la mondezza di Napoli mai raccolta, ingoiati dall’Alitalia che si vestirà da Marsigliese, usati per fare in modo che Poste e Ferrovie possano essere cedute ai privati. Meglio chiedersi se il mayor Bloomberg di una risanata New York dalla criminalità, mondezza, ghetti, scuole ritornate all’eccellenza farà il colpo a sorpresa, lanciato da un pugno di politici dei due schieramenti che credono così di poter sbloccare eventuali testa a testa, sparigliare pericolose lotte all’ultimo voto con maggioranze risicate all’ultimo voto, perché non si ripeta la sceneggiata dell’altra volta tra Bush e chi comunque è andato a prendersi un Nobel mentre altri sognano scranni da senatore a vita. Gente che comunque riesce a confrontarsi in maniera rude, senza complimenti, politically incorrect anche. In fondo, nella secca di un Consiglio Provinciale bloccato - dove pure a volte non ci si serve del tatticismo del regolamento per arrivare a “corpo a corpo” anche di buona Politica – ci si può permettere di sognare la Politica vera, dove le decisioni non si ottengono per superiore capacità tattica, ma con la forza delle idee che piegano e costruiscono politici con il carisma che deriva dalla preparazione. “…Dopo lunghe e benevoli discussioni, dove l’invidia non detta né la domanda né la risposta” come diceva Platone nella lettera VII, quando a casa sua inventavano l’agorà e la democrazia. Già, la democrazia.

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