domenica 13 gennaio 2008

Fiera del Libro: boicottare Israele?

Sono d’accordo con la presa di posizione di Liberazione contro il boicottaggio della prossima Fiera del Libro di Torino dedicata ad Israele. I termini del problema sono noti: di fronte ala durissima politica di occupazione nei Territori ed alla storia del conflitto israelo-palestinese è giusto usare il boicottaggio culturale come arma politica? Boicottare la Fiera del Libro è la giusta risposta alla politica di Israele? Se, in subordine, dovessimo boicottare le espressioni culturali dei Paesi la cui politica si è macchiata, e continua a macchiarsi, di ciò che noi riteniamo ingiusto, sbagliato, politicamente a noi avverso, a quali Fiere potremo alla fine partecipare? Credo invece che proprio la cultura, almeno nella sua concezione alta, abbia come caratteristica quella di poter veicolare apertura, conoscenza e libertà. Spesso rappresenta anche una delle poche voci significative che riescono, mediante la forza dell’arte, a bucare le cortine delle politiche dei potenti restituendoci alcune verità coperte appunto dalla forza delle armi e della finanza. E la letteratura israeliana non fa eccezione: il coraggio e la forza di scrittori come Yehoshua ed Oz , per quel poco che conosco di loro, possono anche farmi capire contraddizioni e stralci di vita e di società di quel Paese che sicuramente non mi sembrano così allineate con la politica espressa dai loro governanti. Non osso inoltre che davvero inchinarmi di fronte a momenti come l’orazione funebre di David Grossman per suo figlio soldato, che a mio avviso parla una lingua immediatamente comprensibile ed aderente anche ad un padre palestinese e che sicuramente vale molto più di mille boicottaggi. Preferisco quindi al contrario confrontarmi con un testo come quello, che pure rappresenta parte della cultura di quello Stato e di quel popolo, e auspicare che invece venga diffuso e sia lasciato libero di parlarci nella maniera più libera possibile. Ed avendo io stesso la possibilità di poter criticare le scelte politiche di quel governo così come un israeliano possa criticare le scelte del mio. Oltre al fatto, forse più plateale, che l’antisemitismo nasce e si ciba da questi atteggiamenti, come qualsiasi testo di Storia, anche il più revisionista, ci insegna. La mia concezione di Socialismo, che potrà anche non essere condivisa, non si costruisce certamente su una generica libertà di poter dire e fare tutto quello che ci passa per la testa, di poter accettare che politicamente si possa privare un altro popolo della libertà, dei mezzi di sussistenza, della propria capacità di autodeterminazione e di reclamare una propria terra. Ma continua a fondarsi anche sulla libertà della cultura e sui progressi di conoscenza e sociali a cui ci conduce: Cultura e Socialismo sono a mio modo d’intendere indissolubili. Al contrario di chi vorrebbe boicottare i libri, credo che invece questi siano gli unici strumenti davvero universali, quando è buona letteratura, attraverso cui conoscere altre situazioni lontane per storia e consuetudini di pensiero. Ma che soprattutto, se sono onesti, non possano che riflettere anche ciò che io penso della guerra, dell’oppressione, delle diseguaglianze. E che spesso, proprio per il fatto di provenire dalla cultura dello stesso popolo di cui si critica l’azione di governo, sono cento volte più efficaci rispetto alle sceneggiate messe in atto a mille chilometri di distanza. La più potente critica del sistema di potere tirannico mascherato da democrazia dell’antica Grecia fu Platone che raccontò della morte di Socrate, non le armate persiane di Dario e Serse. E dopo aver finito "la questione palestinese "di Edward Said, da domani credo che mi metterò a leggere la biografia di Shimon Peres. Alla salute di chi odia i libri.

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1 Commenti:

Anonymous Anonimo ha detto...

Sono un israeliano incazzato nero.
Pero' sono contento di una cosa: che ci boiccottiate, e che fate tanto rumore attorno.
Quest'anno sara' un successone di pubblico.
L'importante non e' se se ne parla bene o se se ne parla male.
L'importante e' che se ne parli, di Israele.

I palestinesi?
Sto ancora aspettando il primo pacifista palestinese.
Quando vedro' il primo corteo di pacifisti nel mondo arabo, sapro' che un migliore domani e' arrivato.

29 gennaio 2008 alle ore 18:43  

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