mercoledì 23 gennaio 2008

Mentre Roma discute Bruxelles è espugnata

Oggi accadrà qualcosa a livello di Comunità Europea che verrà oscurato dalla politica nostrana e che ci imporrà una semplice riflessione. La anticipiamo, quest’ultima per poi dire del resto. In tutta Europa si decideranno nelle prossime settimane i modi ed i tempi delle politiche ambientali e cioè quali obbiettivi raggiungere e soprattutto quali saranno i meccanismi anche economici attraverso cui arrivare a risultati ambientalmente positivi. In Italia, oltre ad altri problemi, questo sarà inevitabilmente aggravato dalla forzata pausa che questa crisi comunque imporrà. Se pensiamo anche solo alle politiche energetiche, le cui sofferenze sono dovute, in ultima analisi, alla mancanza di una programmazione di linee guida e soprattutto alla continuità nel tempo i finanziamenti certi, dovremo per forza di cose ripartire daccapo, con un inevitabile ritardo rispetto ai meccanismi che gli altri Paesi Europei metteranno in campo. E soprattutto questo risultato sarà inevitabilmente aggravato da una radicalizzazione del dibattito sulle opzioni ambientali. Nessuna delle due coalizioni, infatti, possiede al proprio interno una omogeneità di scelte soprattutto riguardo agli strumenti economici che sottendono la fattibilità delle politiche ambientali. Bisogna esserne consci al di là delle proprie appartenenze politiche. Non sarà un semplice ritardo nella partenza, ma un vero e proprio limite che dovremo rincorrere nei prossimi anni.
Ma cosa succederà oggi? Semplicemente a Bruxelles l’Europa annuncerà il suo piano contro il riscaldamento del clima, sicuramente con una significativa contrazione delle capacità di emissione dei gas-serra, un aumento dell’efficienza energetica e una quota di sostituzione delle fonti fossili con quelle alternative. Barroso ha spiritosamente detto che lo slogan potrebbe essere “20-20-20 entro il 2020”. Le direttive sembrano ormai delineate, non essendo però ancora note, a noi almeno, le quote di emissione fissate per i singoli Stati. Costretti alla crisi romana, i nostri governanti non credo avranno la concentrazione per guidare gli interessi nazionali su questioni che si preannunciano calde quali ad esempio quanto cari saranno pagati dalle imprese consumatrici di energia i diritti di emissione dei gas-serra e quali saranno le conseguenze sulle bollette elettriche di tutti, cittadini ed imprese stesse. Quale sarà il risultato delle negoziazioni dei rappresentanti di 27 governi, e circa 12 mila lobbysti di imprese europee? Cosa avverrà riguardo ad una delle strategie che lo stesso Barroso ha preannunciato come prescelta quale la cosiddetta “cattura e sequestro” (CCS) delle emissioni di CO2 da sottrarre al rilascio in atmosfera per essere stoccate sotto terra? Se questa “tecnologia dovrà diventare la norma, saranno necessari significativi investimenti pubblici e privati” – come annunciato da Barroso- dove si prenderanno tutti i soldi necessari, a quali altre parti delle politiche energetiche verranno tolti? Perché, contrariamente alle aspettative, per l’uso di questa tecnologia verranno tollerati gli aiuti di Stato. Dum Romae consulitur, Saguntum-Bruxelles expugnatur.

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