martedì 29 gennaio 2008

inquinamento in Val Susa: la luna ed il dito

Buone notizie dal fronte delle emissioni industriali. I controlli eseguiti dall’ARPA Piemonte sui fumi delle Acciaierie Beltrame site in S. Didero e Bruzolo in Valle di Susa, hanno riscontrato valori delle diverse sostanze anche di migliaia di volte sotto i limiti di legge, oltre a quelli dei moderni inceneritori, che venivano presi a modello di confronto dai Comitati locali. Se è lecito mantenere cautela e continuare a vigilare per migliorare ancora, non possiamo che essere al momento soddisfatti e fare alcune considerazioni. Questo risultato è stato raggiunto intanto grazie ad un serrato confronto dei tecnici della Provincia di Torino con la proprietà dell’acciaieria, imponendo senza sconti quanto di meglio la tecnologia poteva offrire. Il lavoro non è stato semplice e fonte continua di confronto anche aspro appunto con i tecnici della Beltrame per comprensibili motivi economici. La stessa costruzione dell’autorizzazione ha, se vogliamo, forzato in maniera protettiva per la popolazione la norma, imponendo ad esempio il monitoraggio continuo delle emissioni e campagne di rilevazioni serrate. Tutto ciò è stato possibile anche grazie a stringenti accordi con l’azienda, che comunque aveva la possibilità di rigettare il metodo mediante ricorso. Un importante fattore di collaborazione è inoltre venuto dalle organizzazioni sindacali aziendali, che sono state coinvolte ed informate in tempo reale sulle fasi di avanzamento e sulle cui conoscenze delle lavorazioni si è basata una parte delle prescrizioni autorizzative. Ciò è molto importante in quanto solo chi effettivamente lavora in fabbrica conosce il ciclo di lavorazione e può fattivamente portare il proprio contributo nel miglioramento delle condizioni anche ambientali. Credo si possa affermare a questo proposito che se opportunamente concepita, l’applicazione della normativa in fatto di abbattimento dell’inquinamento con la relativa revisione tecnologica degli impianti, rappresenti una delle più importanti voci riguardo al miglioramento sia delle condizioni di lavoro che della sua stessa sicurezza. Se rimane fondamentale agire, diciamo così, sulla funzionalità degli estintori, ritengo che il lavoro vero di miglioramento della sicurezza rimanga quello di apportare continue modifiche sul ciclo di lavorazione con un continuo ammodernamento tecnologico secondo i più moderni standard. Personalmente diversa è l’opinione riguardo alcuni soggetti che hanno partecipato alla discussione e che credo abbiano perso una importante occasione. La logica seguita durante la costruzione dell’autorizzazione è stata quella di coinvolgere il più possibile eventuali “esperti indipendenti” anche di fiducia delle amministrazioni in questo percorso. Purtroppo si è arrivati ad un semplice muro contro muro a mio avviso controproducente che ha innescato reazioni poco motivate e che poco ha portato dal punto di vista tecnico. Questa azione è sfociata in un ricorso al TAR da parte dei Comuni e di Associazioni varie, che poneva in discussione proprio la modalità di scelta della tecnologia, la tecnologia stessa, il percorso amministrativo seguito dalla Provincia di Torino e chi più ne ha più ne metta. Oltre al dispendio di risorse dei cittadini in carte bollate, il dato vero non è stato tanto il fatto di essersi fatti rigettare il ricorso come infondato, ma proprio il risultato ottenuto ambientalmente attraverso questo metodo e queste tecnologie che venivano aspramente criticate e che ha dato alla fine ragione alla Provincia di Torino attraverso risultati scientifici e non legali. Si è in sostanza perso tempo e capacità di condurre tutti insieme questa difficile prova. Non si è capito che chi governa per conto di una forza politica di sinistra e proviene dal movimento, non dimentica da dove arriva, ma cerca in tutti i modi attraverso gli strumenti che gli sono dati dalle leggi e dalla scienza, di portare in sicurezza situazioni di pericolo, salvaguardando chi lavora nelle fabbriche e chi vive al di fuori di esse. Stando per tanti anni dall’altra parte della barricata, opponendosi al malaffare ed alle falsità di certa politica industriale, inseguendo sul terreno dei dati i pericoli per la salute, molte persone come me hanno maturato comunque l’idea che questo stato di diritto, se correttamente inteso, poteva rovesciare le politiche che portano ad episodi come Porto Marghera, Brindisi ed altri scempi compiuti sulla pelle dei lavoratori. E che governare certe questioni, pur tra mille difficoltà, poteva essere occasione di vero riscatto e di vera politica positiva, che proponeva ed otteneva. La differenza comunque sta proprio negli obiettivi e la si vede da certe prese di posizione. Qualcuno lavora solamente per limitare e rendere più bassi i limiti europei, cosa peraltro accettabile, ma che è competenza di organi di governo un po’lontani come la Commissione Europea. Come abbiamo dimostrato, noi lavoriamo invece per raggiungere non sulla carta, ma nella nostra realtà territoriale, emissioni sempre più basse e di ordini di grandezza di migliaia di volte al di sotto di questi limiti, attraverso l’azione politica, amministrativa e l’applicazione scientifica. Noi non abbaiamo alla luna. Noi guardiamo la luna e non il dito che la indica.

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2 Commenti:

Blogger e.talpa ha detto...

Sa assessore, ho l'impressione che sia Lei che guarda il dito e non la luna.

Al di là delle belle intenzioni dichiarate a parole, bisogna infatti guardare ai numeri. I numeri ci dicono che l'Autorizzazione Integrata rilasciata dall'Ente da Lei diretto, ha posto dei limiti che consentono di peggiorare le emissioni. Ad esempio, per quanto riguarda i PCB, la "Sua" autorizzazione permetterebbe alla Beltrame di emetterne una quantità 190 volte superiore ai monitoraggi ARPA del 2004: non mi stupisce dunque che le ultime analisi abbiano rilevato emissioni di 160 volte inferiori al limite, se questo limite era di 190 volte peggiore... non trova? Anzi questo significa che le emissioni sono ancora peggiorate.

E siccome sono abituato a motivare le mie affermazioni, mi perdonerà se La tedio con i calcoli matematici che supportano la mia affermazione.
Prima però vorrei aggiungere ancora che se qualche piccolo miglioramento ci può essere stato (ad esempio per quanto riguarda invece le diossine) non è certo grazie a Lei: è dovuto al fatto che l’azienda ha volontariamente deciso di impiegare della lignite nel trattamento dei fumi. Questa tecnica rientra tra le MTD elencate dall’UE, una di quelle di cui il comitato Emissioni Zero, tra gli altri, aveva chiesto che venisse prescritta l’adozione: peccato appunto che la Provincia si sia ben guardata dal prescriverla, e questo sia dovuto unicamente al buon cuore dell’azienda. Che può venire meno in qualsiasi istante.

Che poi i piccoli miglioramenti, laddove ci sono, siano sufficienti a risolvere la grave crisi ambientale (ricordiamo latte contaminato e allevamenti chiusi, e la situazione dei terreni non è certo migliorata in assenza di bonifiche), sarebbe tutto da verificare, visto che uno studio che coinvolga tutti i media dalle emissioni ai terreni agli alimenti alla salute umana, richiesto da anni dai Comuni interessati, ancora manca.

E veniamo ai calcoli.
I dati ARPA del 2004, che descrivono la situazione delle emissioni prima degli interventi di ammodernamento dell’azienda, indicano una concentrazione di PCB pari a 511 nanogrammi per normal metro cubo. Nella medesima relazione, la portata del “vecchio” camino Ravagnan era indicata in 300.994 normal metri cubi per ora. Il flusso di massa (quantità totale di agente inquinante emessa) si ottiene moltiplicando questi due fattori, ed è pari a 153,81 milligrammi di PCB per ora. Questa la situazione prima dei lavori.

L’AIA fissa i limiti per il flusso di massa solamente per le diossine, mentre per gli altri inquinanti riporta unicamente un limite per la concentrazione, parametro che come è noto non è assolutamente significativo. Poiché tuttavia il rapporto tra concentrazione e flusso di massa per ogni inquinante è il medesimo, noto il flusso di massa per le diossine, che è stabilito nel provvedimento, si possono ricavare tutti gli altri. Per esprimerli in ore anziché in anni, si è utilizzato il dato –riportato sempre nell’AIA- che sono previste 7.700 ore di lavoro all’anno. Dunque: data un limite per la concentrazione di diossine di 0,5 nanogrammi tossicoequivalenti per normal metro cubo di fumi, un limite sul flusso di massa di diossine di 4,56 grammi tossicoequivalenti all’anno, e un limite sulla concentrazione di PCB di 25 microgrammi per normal metro cubo, si ottiene (sono ancora semplici moltiplicazioni, assessore, Lei è medico e credo siano alla Sua portata) un limite implicito per il flusso di massa stabilito nell’Autorizzazione rilasciata dalla Provincia pari a 29,6 grammi di PCB per ora.

Se facciamo il rapporto tra il limite fissato dalla provincia (29,6 grammi) e la situazione precedente (153,8 milligrammi) vediamo che l’Autorizzazione consente una emissione 193 volte (circa) peggiore della situazione esistente!.

Nessuna sorpresa dunque che nelle analisi cui Lei fa riferimento in questo post, sia emerso che le emissioni reali sono di 160 volte inferiori al limite (concentrazione pari a 159 nanogrammi per normal metro cubo, il fattore di 160 si ottiene ovviamente dividendo il limite di 0,025 milligrammi per normal metro cubo per la concentrazione).

Saluti alla luna, Assessore, dove Lei sicuramente è in questo momento per non riuscire a vedere né la luna né il dito.

Enrico Vair
San Didero

29 gennaio 2008 alle ore 12:09  
Blogger e.talpa ha detto...

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29 gennaio 2008 alle ore 12:19  

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