sabato 22 marzo 2008

Elezioni: la politica abbandona la ricerca

Questa campagna elettorale ci sta consegnando un dato molto chiaro: la ricerca, l’innovazione, lo sviluppo tecnologico sono definitivamente spariti dall’agenda politica in Italia. Mentre infatti nella scorsa tornata elettorale qualcosa si era balbettato in proposito, oggi non se ne occupa nessuno. Eppure i motivi per interessarsene ci sarebbero. L’economia e l’industria si reggono infatti proprio sull’innovazione e la ricerca ed il problema redistributivo non può nemmeno essere posto se non c’è nulla da distribuire. Ma i legami tra economia e ricerca sembra che nessuno l’abbia ancora compreso. Politicamente è come se presentassimo una bellissima spider – rossa, verde o blu decidete voi – senza preoccuparsi di avere la benzina per farla andare. Forse bisognerebbe anche porsi il problema che una certa parte del nostro precariato è costituito proprio da ricercatori, universitari post-laurea che a questo punto non possono trovare sbocchi perché nel nostro Paese la ricerca non sembra servire a molto, non viene considerata come un vero e proprio propellente di sviluppo. Persino chi auspica la decrescita felice è comunque convinto che questa possibilità non possa attuarsi senza un serio sviluppo tecnologico e di ricerca che possano permetterci di razionalizzare, rendere maggiormente efficienti i nostri consumi limitando l’uso – improprio – di risorse. Nei prossimi anni avremo la possibilità di applicare idee che ci faranno superare problemi che ci portiamo a spasso da secoli e a loro volta queste idee introdurranno qualche nuovo problema. Ma una cosa è essere all’interno di questo sviluppo, capirlo fin dall’inizio per sapersi porre in maniera corretta queste nuove domande, altra cosa è restare indietro senza padroneggiare questi nuovi sviluppi ed aspettando che altri, dall’esterno, sfruttino tutto il vantaggio competitivo sia economico che politico-morale lasciandoci agitare nel sottosviluppo o nel problema di dover localizzare all’estero produzioni a basso contenuto innovativo e tecnologico. Bisogna fare molta attenzione a questi problemi e cercare di non cadere nella trappola di Shopenhauer quando dice: “Tutti prendono i limiti della loro visione per i limiti del mondo”. Staremo a vedere...

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1 Commenti:

Blogger Davide ha detto...

La ricerca, la scienza, l'istruzione... dovrebbero essere questi gli indicatori da considerare per misurare la ricchezza di un Paese. Bisogna investire molto su questo campo, orientare la bussola dell'economia, dell'ambiente, dello sviluppo su questi aspetti.
Un saluto a Dorino.
Davide
yesleft.blogspot.com

22 marzo 2008 alle ore 15:21  

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