venerdì 29 febbraio 2008

Il Progetto Mobilityamoci raddoppia

Il progetto MOBILITYAMOCI raddoppia: le agevolazioni per i dipendenti della Provincia di Torino che potranno acquistare abbonamenti annuali scontati per i mezzi pubblici della rete urbana, suburbana e le connessioni ferroviarie, viene riproposta per il secondo anno dopo il buon successo di gradimento e di adesione del 2007. Inoltre attraverso una possibile implementazione da risorse regionali, siamo in dirittura d'arrivo per portare lo sconto dal 35 % al 53 %. L'ultima legge finanziaria, inoltre, consente un'ulteriore detrazione nella misura del 19% della spesa sostenuta per l'acquisto degli abbonamenti ai servizi di trasporto pubblico locale, per un importo delle spese non superiore a 250 euro. Attraverso il sito della Provincia di Torino è possibile ricavare tutte le informazioni sul progetto oltre ai risultati ed all'indagine compiuta sulla mobilità dei dipendenti della Provincia. Un ringraziamento va inoltre a Ecoblog.it, Mondomotori blog ed Help Consumatori per aver segnalato ed evidenziato come buona pratica da riproporre il nostro progetto.

Etichette: , , ,

Il voto si compra su eBay

E' proprio vero che su Internet si può trovare di tutto. E, al giusto prezzo, tutto può essere comprato (ma questo è tristemente vero anche al di fuori della Rete). Capita così che, in vista delle elezioni del prossimo 13 e 14 aprile, su eBay inizino a comparire annunci per reclamizzare la vendita del voto. Una semplice ricerca ("voto elezioni") sul noto sito di commercio elettronico restituisce una decina di risultati, destinati probabilmente ad aumentare col passare dei giorni. ..un gustoso articolo di Vittorio Strampelli pubblicato su aprileonline

Etichette: , , ,

giovedì 28 febbraio 2008

Per cosa votano gli italiani?

Segnalo un dato interessante emerso dalle ricerche demoscopiche riguardo le priorità che influirebbero sulle motivazioni di voto degli italiani. Messe crudamente in fila prevedono:
Aumento dei salari e delle pensioni 52,3 %
Lotta alla criminalità 33.8 %
Controllo dei prezzi 29,1 %
Riduzione delle tasse 28,0 %
Frenare l’immigrazione 17,3 %
Miglioramento servizi 14,5 %
Protezione ambiente 7,3 %
Legge elettorale 6,1 %
Difesa valori religiosi 2,9 %
Contro l’aborto 2,6 %
Una piccola campagna elettorale al rovescio, in cui il "partito" della protezione ambientale non raggiungerebbe il quorum per entrare al Senato! Il risultato può sconfortare, ma segnala ancora una volta una realtà di fondo: la questione ambientale, dopo i fiumi di inchiostro sul riscaldamento climatico, il Nobel di Al Gore, le problematiche della qualità dell'aria, non viene ritenuta una questione fondamentale che può determinare cambiamenti di direzione politica, di programmi di governo. Continuando comunque a pensare che il senso comune vede spesso più lontano delle nostre congetture politiche, il problema è da raccogliere e comprendere almeno per chi, come noi, crede che molti aspetti del nostro futuro politico e non solo dipenda da come sapremo impostare e risolvere le urgenze che le matrici ambientali reclamano. La sensazione è che il problema principale risieda nel considerare l'ambiente come un qualcosa a sè stante, una problematica che vive di vita sua propria. Anzi quasi un impedimento che limita la risoluzione di altri problemi. Ed in tutto questo continuo a vedere alcuni errori di fondo di chi, come noi, è impegnato nella battaglia ambientale. Mi chiedo infatti se impostando più correttamente il problema, esistano possibilità per ribaltare questo stato di cose. Se infatti cominciassimo a far comprendere come l'inquinamento rappresenti una delle maggiori distorsioni, sicuramente più consistente ad esempio degli agitati "sprechi", del sistema economico che assorbe risorse preziose per la stabilizzazione delle posizioni e la crescita del reddito dei lavoratori, siamo sicuri che le organizzazioni degli stessi lavoratori non considereranno diversamente il problema? Se l'azione volta al miglioramento della produzione dal punto di vista della qualità ambientale, porta maggior vantaggio competitivo alle nostre imprese sul mercato globale e fa crescere l'occupazione specializzata e stabile per diverse centinaia di migliaia di persone pensiamo che l'opzione ambientale non possa essere scelta da chi chiede più lavoro e con maggior qualità? Se un corretto uso della tassazione ambientale elimina le distorsioni fiscali che pesano direttamente sulle nostre tasche riuscendo anche, come dimostrato in altri contesti, a ridurre la pressione fiscale diretta sulla cittadinanza, cosa penserebbe chi invoca una indistinta riduzione delle tasse? Ed il controllo dei prezzi non vede come momento fondamentale una corretta allocazione delle risorse ed una sana e chiara considerazione di come vengono distribuite in maniera diseguale le cosiddette esternalità, le conseguenze negative ambientali della produzione dei prodotti? Se il mercato libero ed incontrollato "fallisce" nei confronti delle risorse ambientali non riuscendo più a determinare in modo efficiente i prezzi per ripartire al meglio le risorse disponibili per usi alternativi, non converrà riuscire a ristabilire prezzi equi attraverso maggiore considerazione degli strumenti dell'economia ambientale? Come potrebbe indefinitamente aumentare come oggi il prezzo dell'energia, delle nostre bollette, attraverso la produzione locale e diffusa della stessa mediante fonti alternative: un "barile" di sole non oscilla come uno di petrolio! La stessa ricerca scientifica e miglioramento tecnologico sapranno farci uscire dal declino nostrano che cominciamo tutti a vedere se si rivolgeranno alla spremitura di produzioni già decotte ed inquinanti o se ricercheranno nuovi prodotti e modalità di produzione sostenibili, magari anche approfondendo le strategie che la stessa natura sta adoperando? E questa crescita culturale e scientifica non potrà da un lato farci cambiare idea sulle attuali modalità dei flussi di migrazione delle persone facendo diventare il nostro Paese un attratore anche di nuove intelligenze e dando possibilità di nuovo sviluppo sociale e di formazione anche ai disperati che bussano sempre più insistentemente alla nostra porta come peraltro noi stessi in altre epoche abbiamo bussato ad altre porte? Se la nostra proposta riuscirà finalmente a superare la separazione tra sistema ambientale e sistema economico, se riusciremo a capire che la capacità del capitale prodotto dall'uomo non può sostituire le funzioni del capitale naturale e che quindi il lavoro, le tasse, i prezzi, la ricerca, la tecnologia, i flussi migratori, il miglioramento dei servizi possono trovare soluzioni adeguate se integrate con le politiche rivolte all'ambiente potremo anche raccogliere e tentare di dare soluzioni adeguate alle domande espresse all'inizio. Questo è, a mio modesto avviso, il compito di una nuova politica ambientale per nuovi ambientalisti. Che non potrà risolversi in questi pochi giorni che ci separano dalla decisione che prenderemo su chi dovrà governare questi problemi, ma che è necessario porre proprio oggi.

Etichette: , , ,

domenica 24 febbraio 2008

Federazione Ordini dei Medici a difesa della legge 194

(AGI) - Roma - "Pur scontando ritardi ed omissioni applicative, la legge 194, a distanza di 30 anni, dimostra tutta la solidita' e la modernita' del suo impianto tecnico-scientifico, giuridico e morale". E' questa l'opinione di Fnomceo, la Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri, ribadita nel corso del Consiglio nazionale della federazione, in corso a Roma. Per Fnomceo, occorre supportare la legge 194, "incrementando l'educazione alla procreazione responsabile, il supporto economico e sociale alla maternita' soprattutto in quelle aree dove il ricorso all'interruzione volontaria di gravidanza resta alta, quali ad esempio adolescenti ed immigrate". Per quanto riguarda l'aborto farmacologico, relativo all'uso del farmaco RU486 associato alle prostaglandine, la Federazione riafferma la necessita' di dare piena e compiuta attuazione alla legge, compreso l'art. 15, laddove raccomanda "l'uso delle tecniche piu' moderne, piu' rispettose dell'integrita' psicofisica della donna e meno rischiose per l'interruzione di gravidanza". "Sulle delicate questioni che animano il dibattito bioetico - spiega Fnomceo - il nostro Codice Deontologico oltre ad essere una guida per i medici, e' una sicura garanzia per il cittadino". Se puo' essere riassunto in uno slogan il documento ampio e articolato, che e' uscito oggi a Roma, dal Jolly Hotel, dove e' ancora in corso un dibattito del Consiglio Nazionale della Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri, questo potrebbe esserlo. Durante il loro Consiglio Nazionale, i rappresentanti dei camici bianchi di 103 Ordini provinciali hanno parlato di tutti i temi etici che tanto coinvolgono in questo momento la societa' ed il confronto politico: Aborto, RU486, Pillola del giorno dopo, Procreazione medicalmente assistita, Rianimazione di prematuri con eta' gestazionale molto bassa (22-25 settimane). Una ad una sono state analizzate le tematiche connesse alla contraccezione, alla procreazione e alla interruzione di gravidanza, lanciando un monito ad abbassare i toni ed evitare qualsivoglia strumentalizzazione. "Si ritiene che questioni cosi' delicate - si legge infatti nel Documento di Fnomceo - che si riferiscono a quanto di piu' intimo e personale coinvolga la donna, la coppia e la societa' meritino grande rispetto ed un confronto sociale e politico meno strumentale, meno ideologico, piu' attento al grande bagaglio di sofferenze che sempre accompagna questi tormentati cammini che ricadono sulle donne, spesso lasciate sole in queste drammatiche circostanze". E la Fnomceo ribadisce di voler essere garante di questa tutela. "L'autonomia e la responsabilita' della nostra professione - e' infatti scritto nel testo del Documento - si pongono come garanti di un'alleanza terapeutica fondata sul rispetto dei reciproci valori, diritti e doveri".

Etichette: , , ,

venerdì 22 febbraio 2008

TVB Lab

Il video riprende l'inaugurazione del laboratorio previsto nel progetto T.V.B.

giovedì 21 febbraio 2008

Prestare soldi a bassa CO2

Per comprendere come alcuni meccanismi di mercato possano intervenire positivamente sulle questioni ambientali, riprendo una notizia rimbalzata dagli USA secondo la quale gli Istituti bancari di Wall Street definiranno alcune linee guida e parametri da rispettare per la concessione di prestiti riguardanti la costruzione di centrali a carbone. La storia è semplice e paradigmatica. In alcuni Stati USA si è infatti assistito al blocco della costruzione di alcune centrali a carbone (con taglia di circa 700 MW) a causa delle elevate emissioni degli impianti. E’ chiaro che a questo punto le istituzioni finanziarie devono porre particolare attenzione al possibile rischio che gli investimenti concessi non rientrino a causa della incapacità di restituzione del denaro da parte delle società responsabili, date le normative sempre più stringenti ed i vincoli legati alla riduzione delle emissioni di CO2 che farebbero salire i costi di costruzione e gestione di queste centrali. La cosa interessante è che malgrado la promozione che il Governo Federale ha operato a favore delle centrali a carbone per assicurare la futura offerta energetica del Paese, le banche considerino rischioso il cosiddetto “carbone convenzionale” e che abbiano deciso di dotarsi in maniera autonoma di parametri che mettano a riparo da rischi ambientali legati alle emissioni di gas serra. Parametri che, da alcune anticipazioni note, prenderanno in considerazione l’efficienza energetica, l’utilizzo di tecnologie avanzate per impianti a carbone con le più basse emissioni di gas serra e il contestuale sviluppo di fonti rinnovabili. In sostanza è come se le istituzioni di credito stiano introducendo il computo delle emissioni di CO2 dei loro prestiti.
Tutto ciò rappresenta certamente un'applicazione di economia ambientale che deve essere maggiormente tenuta in maggior conto nel nostro Paese non solo dalle banche, ma correttamente tradotto anche in ambiente politico.

Etichette: , , ,

mercoledì 20 febbraio 2008

L'ambiente scompare dalla politica: le nostre colpe

La questione ambientale sembra ormai completamente scomparsa dalla politica. In maniera sicuramente sottile. Se infatti permangono all’interno dei programmi del duopolio punti che richiamano vaghe azioni o intenzioni ambientali, abbiamo ormai perso la spinta propulsiva al cambiamento. Gli stessi slogan ne sono un segnale: di Barak Obama viene perso il “change” il cambiamento, per ridurci al “we can”, si può fare. È stata cancellata l’urgenza del problema ambientale: ormai non si sente più parlare di “piani Marshall” per l’ambiente, di tempistiche strette per la riduzione dei gas serra e le moratorie riguardano altri argomenti. Del Nobel ad Al Gore rimane un appannato ricordo. Ma è soprattutto la banalizzazione che colpisce, il perdere la politica ambientale riducendola ad uno dei tanti punti di qualsiasi programma. Ci saremmo aspettati altro.
Però forse la colpa è anche nostra. Di chi cioè ha scelto il paradigma ambientale come momento fondante del cambiamento. Non siamo riusciti ad esempio a far diventare davvero trasversale la politica ambientale, tentando di far comprendere come gli strumenti per risolvere i problemi dell’ambiente possano contribuire anche ad aggredire in maniera nuova e corretta temi come quello del lavoro, della sicurezza, della politica fiscale. Non abbiamo saputo offrire un modo alternativo di pensare alle risorse di mercato ed alle questioni ambientali. Continuiamo a porre l’accento su politiche che hanno come base principalmente gli stimoli negativi connessi a leggi e regolamenti mentre sarebbe ora di far uscire allo scoperto gli stimoli positivi, le opportunità che ad esempio l’economia ambientale ci suggerisce anche, e perché no, attraverso gli strumenti del mercato e un nuovo ruolo dello Stato. In questa maniera il lavoro viene detassato attraverso proposte quali quella del doppio dividendo, la sicurezza sul lavoro viene incrementata dai cambiamenti del modello di produzione necessari dall’applicazione delle migliori tecnologie disponibili per ridurre le emissioni, la politica fiscale viene depurata dalle distorsioni provocate dal sempre maggior uso di risorse pubbliche per riparare i danni dell’inquinamento e dalle ineguaglianze, con maggior disponibilità di risorse per scuole e sanità.
La partita sicuramente non è persa, ma queste elezioni sembrano produrre una battuta d’arresto che potrà essere salutare se immediatamente compresa e riconvertita in nuovi paradigmi. L’ambientalismo è sicuramente portatore di innovazione politica, di novità trasversale per molti altri problemi. Ma forse in questi ultimi anni si è troppo preoccupato di cambiare gli altri senza innovarsi internamente, senza porsi il problema di rinnovare se stesso. Il “change” il cambiamento è venuta l’ora di rivolgerla anche a noi stessi.

Etichette: , , ,

lunedì 18 febbraio 2008

Raggiunto accordo PD - Radicali

Ultime notizie dal GRR rai delle 17.30 per cui esisterebbe l’accordo tra Partito Democratico e Partito Radicale. Quest’ultimo dovrebbe correre con propri esponenti all’interno delle liste del PD in quanto viene escluso l’apparentamento. Dispiace un po’ dato il sussulto d’orgoglio avuto ultimamente da Emma Bonino con il precedente degli ultimi giorni “non siamo accattoni” rivolto alla proposta di confluire nelle lise del PD. Ognuno giustamente fa i propri conti, ma immalinconisce il fatto che supposti guardiani della laicità non riescano a mantenere dritta la barra: Esaù docet. D’altra parte si conferma quello che ho sempre sostenuto: i radicali non sono un partito di sinistra ma costituzionalmente liberisti (più che liberali) e sicuramente non socialisti. Gli auguri comunque sono sinceri. Ora si chiarisce meglio il quadro di come Sinistra Arcobaleno e Partito Socialista rimangano gli unici attori veri in grado di preservare la laicità dello Stato, valore da salvaguardare anche per chi si professa credente. Pur con programmi diversi, continuo a pensare come necessario un entente cordiale, un più stretto rapporto tra queste due forze di sinistra che insieme quadrerebbero il cerchio di una sinistra plurale e completa. E pur da diverso credo ed appoggiando la Sinistra, credo che sia sbagliato lasciar morire il patrimonio di idealità e di storia (quella buona) e lasciar disperdere le forze che si riconoscono nel Partito Socialista, coscientemente portato a morire dal Partito Democratico.

Etichette: , , , ,

The Encyclopedia of Life

L'Enciclopedia della Vita (EOL). Promosso da vari organismi scientifici, EOL è una sfida per la comunità scientifica internazionale, per i prossimi 5-10 anni. L'obiettivo è costruire, in maniera collaborativa, una enciclopedia delle specie animali e vegetali della Terra, con altissimo valore scientifico e il massimo uso della tecnologia che semplifica l'accesso alle informazioni, con ambizioni di essere globali.
Dal sito: www.pandemia.info

domenica 17 febbraio 2008

Medici per l'emergenza rifiuti

Federazione Nazionale degli Ordini
dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri
Medici sentinelle per l'emergenza e oltre l'emergenza rifiuti
Napoli 9 febbraio 2008

La Federazione Nazionale dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri (FNOMCeO), a fronte delle crescenti preoccupazioni dei cittadini sui possibili impatti negativi sull'ambiente e sulla salute determinati dai processi di smaltimento dei rifiuti, si propone di esercitare quel ruolo di garanzia e tutela proprio dell'esercizio professionale dei medici, oggi imperiosamente chiamati ad esprimersi su questioni complesse e controverse sul piano tecnico scientifico e delicatissime sul piano civile e sociale.
Vogliamo innanzi tutto mobilitare tutti i medici italiani così come previsto nel nostro nuovo Codice deontologico, affinchè, secondo le proprie competenze e nell'esercizio dei propri ruoli nelle organizzazioni sanitarie e nelle istituzioni pubbliche e private, definiscano e promuovano la cultura positiva dell’uso e consumo appropriato, efficace e sicuro delle risorse naturali rinnovabili e non rinnovabili quale patrimonio dell'umanità di oggi e di domani. Questo significa produrre ai vari livelli di responsabilità, informazioni e formazione efficaci, autorevoli, libere da conflitti di interesse, idonee a favorire la condivisione di scelte difficili secondo i principi etici e civili di giustizia, di precauzione, di rischio beneficio. Il problema dello smaltimento dei rifiuti ma più in generale quello degli impatti ambientali dei processi produttivi, anche in riferimento alla drammatica emergenza della Campania, pone in evidenza come queste scelte abbiano bisogno di informazioni, di partecipazione e come le omissioni, i silenzi e la mala gestione abbiano profondamente minacciato, quando non consumato, la fiducia dei cittadini nelle istituzioni.
Noi intendiamo contribuire alla ricostruzione di questo rapporto di fiducia dando innanzitutto risposte a quelle domande di certezze, di sicurezze usando l'etica, i metodi e gli strumenti propri della medicina scientifica, tale perche basata sulle migliori evidenze disponibili.
La direttiva 2006/12/UE relativa ai rifiuti appare oggi la migliore gestione possibile dello smaltimento dei rifiuti, una buona cura ad un problema ed è evidente che l'emergenza rifiuti in Campania sia anche nata e sviluppata su strategie in evidente contrasto con tale buona pratica.
Se è vero che sotto il profilo tecnico le soluzioni dell’emergenza possono non corrispondere alle soluzioni strategiche, è altrettanto vero che partire fin da subito con forti iniziative di educazione e promozione sulla raccolta differenziata per la riduzione, il recupero, il riciclo, il riuso, può aiutare la soluzione a regime del problema rifiuti.
Alla luce di queste premesse la FNOMCeO:
a. sollecita tutti i medici italiani a ricercare e segnalare ogni possibile connessione tra rilievi di morbilità e mortalità riscontrati e rischi ambientali costituendo una "rete di sentinelle" nelle comunità e nei territori;
b. ritiene indispensabile potenziare la ricerca multidisciplinare sui meccanismi di produzione, diffusione e di danno degli inquinanti ambientaI i, sul monitoraggio di quelli già noti e sulle migliori tecniche di controllo e di prevenzione primaria e secondaria;
c. giudica indispensabile il potenziamento della rete dei soggetti abilitati ai controlli ambientaI i migliorando la qualità e la quantità degli strumenti a disposizione;
d. raccomanda agli enti e ai soggetti di ricerca in campo epidemiologico l'ottimizzazione delle tecniche e delle metodologie di valutazione di impatto dei fattori ambientali sulla salute delle popolazioni e dei territori;
e. valuta come indispensabile la garanzia di terzietà e di autorevolezza tecnica e scientifica dei soggetti preposti alla sorveglianza nonche la periodica rendicontazione pubblica degli esiti riscontrati;
f. propone che lo smaltimento dei rifiuti, così come tutte le scelte coinvolgenti la salute dei territori da fattori ambientali, siano oggetto di "livelli uniformi di regolamentazione" il cui rispetto è da considerare una condizione per l'accesso ai finanziamenti italiani (CIP 6) e ai fondi comunitari;
g. sollecita un piano straordinario di intervento da inserire quindi nell'ambito delle grandi opere, per la sistematica bonifica delle discariche illegali e la certificazione della messa a norma di quelle esistenti;
h. ritiene di poter rassicurare i cittadini che l'impatto sulla salute di discariche progettate, costruite e mantenute secondo la normativa è ampiamente ricompreso nel principio di rischio beneficio avendo fino ad oggi dimostrato impatti negativi sulla salute non significativi;
i. ritiene che le tecniche di incenerimento dei rifiuti abbinato al recupero energetico (i termovalorizzatori) debbano rispettare i seguenti requisiti:
• vanno riallocati esclusivamente all'interno di un sistema funzionante di smaltimento integrato dei rifiuti secondo la direttiva 2006/l2/UE
• devono essere costantemente migliorati in ragione delle migliori tecnologie disponibili (BAT) al fine di misurare e contenere gli impatti negativi sull'ambiente e sulla salute
• devono avvalersi di una contestuale rete efficace di misurazione degli inquinanti ambientaIi i e modelli validati di rilevazione epidemiologica di morbilità e di mortalità per più cause
• vanno inseriti in una politica più generale di incentivazione con altre metodiche di smaltimento efficace dei rifiuti che oggi, rispetto all'incenerimento, appaiono svantaggiate per un minore interesse del mercato pur potendo presentare minori rischi ambientali.
I medici italiani sono dunque vicini a tutti i cittadini, in particolare a quelli campani, che vivono con grande timore un presente difficile e percepiscono un futuro ancora incerto, dovendo quindi lavorare per l'emergenza e oltre l'emergenza. Consapevoli delle responsabilità chiediamo ai cittadini di avere fiducia nei loro medici, nelle istituzioni sanitarie pubbliche per non indebolire quell'alleanza di valori e di interessi civili e sociali senza i quali un Paese che deve scegliere non può e non sa scegliere.

Etichette: , , , , ,

sabato 16 febbraio 2008

Il solare degli Sceicchi

“Sono secoli che abbiamo il petrolio, ma prima o poi finirà, a differenza del sole”. Parole dello sceicco Saud bin Saqr al-Qasimi, Principe dell’Emirato di Ras-al-Khaimah. Emirati Arabi Uniti per intenderci. E quindi chiama Thomas Hinderling, Direttore del Centro svizzero di elettronica e microtecnologie di Neuchatel e finanzia un suo progetto per la costruzione di una centrale a solare termodinamico che, a regime, produrrà più energia della più grande centrale nucleare svizzera, appunto. Inizialmente avrà un diametro di 100 metri di diametro e successivamente sarà ingrandito fino ad arrivare ad un diametro di 3 – 5 Km. e spostato in mare. Oltre che per usufruire di spazi liberi, lo spostamento marino assicurerà l’operatività della centrale che di notte funzionerà ad idrogeno tramite elettrolisi. La tecnologia prevede la riflesione dei raggi solari su tubi contenenti acqua tramite decine di migliaia di specchi. Il calore del sole trasformerà l’acqua in vapore in grado di far girare semplici turbine con generazione di energia elettrica. Un po’ come far entrare la luce del sole in un imbuto. Concentrarla in un raggio e indirizzarla su un tubo dell’acqua per scaldarla. Il progetto costerà circa 5 milioni di $ e il business sembra assicurato. I costi dichiarati sarebbero molto contenuti, di circa 100$ al metro quadro. L’investimento potrebbe sicuramente essere non conveniente in alcune aree europee. Ma secondo Massimo Scalia se paragonata con la Sicilia differenza non è molta: a Dubai il sole irradia orientativamente 2500 calorie per Km2 mentre nella nostra isola siamo attorno alle 1700. Lo stesso Hinderling ritiene possibile realizzare il progetto in Sicilia. L’unico motivo di dubbio sarebbe la realizzazione dell’opera in centri densamente abitati, superabile se la costruzione venisse fatta in aree isolate o sul mare.
Il pensiero chiaramente corre all’opportunità gia persa con il progetto totalmente italiano “Solare di Archimede” che con tecnologia simile avrebbe occupato un’area di circa 20 ettari, naufragato in recenti tempi con altri governi. E’ curioso come i produttori di petrolio, che pure almeno per un po’ l’energia l’avranno, superino in coraggio e capacità progettuale chi non possiede riserve di oro nero. E sfruttino lo stesso nostro sole facendone un ulteriore investimento.

Etichette: , ,

venerdì 15 febbraio 2008

Che cos'è la borsa elettrica

La borsa elettrica è al contempo un mercato fisico ed una piattaforma telematica, in cui si incontrano la domanda e l'offerta di energia elettrica del mercato italiano. Un interessante articolo sul suo funzionamento in Italia di Rosamaria Bitetti dal sito dell'AGI Energia

giovedì 14 febbraio 2008

L'innovazione non sa più leggere

Pierfrancesco Attanasio fotografa un dato a mio avviso inquietante: nel 2000 solamente un lavoratore occupato su quattro legge un libro l’anno per ragioni di lavoro, un dirigente o libero professionista o imprenditore su due e un ragazzo in cerca di occupazione su dieci. Nel 2006 la situazione peggiora. Ricompattando i dati si può dire che sulla popolazione attiva occupata o in cerca di occupazione, circa 25 milioni di persone, nel 2000 i lettori per lavoro erano circa 6 milioni mentre nel 2006 erano scesi a 5 milioni. Se focalizziamo maggiormente l’attenzione sulle persone che sono in sostanza chiamate a dirigere le attività del nostro Paese scopriamo che nel 2006 la percentuale di lettori per motivi professionali è scesa rispetto al 2000 del 7,6 %: 1.067.000 dirigenti, imprenditori ecc. leggono almeno un libro all’anno collegato al loro lavoro. In compenso durante questi cinque anni il numero dei dirigenti è aumentato passando da 2.325.000 a 2.779.000. Questo vuol dire che 1.700.000 dirigenti non sono interessati all’aggiornamento. I dati raffrontati con l’estero è meglio non stare nemmeno a leggerli, pena una profonda depressione. La sostanza è che aggiornarsi non serve né ai giovani dirigenti né ai giovani disoccupati, sempre tenendo conto che almeno ai primi non dovrebbero difettare né gli studi né il guadagno. La speranza che si preparino su internet viene anche questa volta frustrata in quanto in sostanza si scopre che esiste una correlazione stretta fra l’uso avanzato dei media digitali e quello dei libri. Non è inutile quindi interrogarsi di che cosa si parla quando si tirano in ballo l’innovazione e la competitività come ricette per far uscire l’Italia dal declino. Se pensiamo che per trovare il cosiddetto “posto fisso” o mantenere posizioni di rilievo sullo scenario internazionale non serva studiare credo che ci manchino i fondamentali. Un po’ come giocare a calcio: tutti noi abbiamo più o meno imparato in giovane età a controllare il pallone, fare qualche palleggio, stoppare correttamente la palla. Senza questi fondamentali risulta veramente difficile fare una buona partita o avere un posto in squadra. Ma soprattutto è possibile che queste carenze ci portino ad ottenere un posto in squadra o di lavoro tramite altre vie, come ad esempio la solita raccomandazione. Ed ancora la stessa specializzazione produttiva, il perseguimento dell’innovazione del nostro Paese non possono che rimanere monche: non possiamo pensare che sarà solo il nostro artigianato a salvarci. Come dice Franco Tatò “non è fabbricando borse di lusso che si aggancia la modernità”. E queste premesse valgono tout court anche per le politiche ambientali. È necessario invertire questa tendenza. Ne’abbiamo sia le forze, che le possibilità che l’intelligenza.

Etichette: , ,

mercoledì 13 febbraio 2008

Il Pentalogo del cambiamento

Trovo interessante un articolo di Ilvo Diamanti ricavabile dal sito di Repubblica sulla imminente campagna elettorale. Soprattutto alcuni passaggi che descrivono una sorta di Pentalogo di cui le forze politiche dovranno tenere conto dato che “il vento del nuovo si respira ovunque, tra i cittadini prima ancora che nei palazzi “ e che "il cambiamento sarà la leva del voto, l'innovazione la sua misura" come annota Ezio Mauro. Segnalo i passi più interessanti:
“Il cambiamento si misurerà nella capacità dei partiti di tradurre l'antipolitica in politica. Di rispondere alle domande espresse, ad alta voce, dalle proteste degli ultimi mesi; ma implicite anche nel diffuso clima di sfiducia sociale, rilevato dai sondaggi. Riguardo al rinnovamento, la moralizzazione, la trasparenza: nella definizione dei candidati e dei programmi, nella stessa costruzione dei partiti "nuovi" - o sedicenti tali. Nei mesi che separano dal voto, cinque aspetti, a nostro avviso, risultano importanti, più degli altri, per valutare quanto il cambiamento annunciato rifletta una volontà reale oppure un'operazione cosmetica. 1) L'affermazione di soggetti politici "personalizzati", ma non "personali". Partiti capaci di selezionare e legittimare la classe politica; in particolare il candidato alla guida del governo; non semplici "protesi" al servizio - oppure proprietà - di un leader. Oppure mobilitati, in modo rituale, a confermare leader predestinati. Partiti di elettori, aperti alla società; che consultino i loro elettori. Prima, non dopo il voto: sulle candidature e sul programma. 2) La definizione di programmi "veri" e alternativi. Non un decalogo scritto in base alle indicazioni ricavate da sondaggi e da esperti di marketing. Da presentare al salotto di Vespa. Né ponderosi volumi di proposte; centinaia di pagine, cresciute per "accumulazione", non per "selezione". Per "non" scegliere. Ma poche priorità. Chiare. Condivise. Su questioni caratterizzanti, distintive. Non solo "cose", ma "valori". Perché le cose, senza valori, non hanno valore. Sul lavoro, la scuola, i temi etici, i partiti dicano, chiaramente, cosa pensano. Ieri Berlusconi ha tracciato un profilo molto chiaro e netto. Tradizionalista, più che conservatore. E' un bene: gli altri avranno dei punti di riferimento con cui misurarsi. A partire da Veltroni, nel "discorso per l'Italia", che terrà oggi a Spello. 3) La formulazione di liste veramente "nuove". Caratterizzate dalla presenza di alcune figure autorevoli, per quanto possibile esterne alle oligarchie di partito della seconda Repubblica. Al tempo stesso, occorre candidare figure "nuove" e rappresentative anche a livello periferico. Evitando i "soliti noti", scelti dalle segreterie nazionali. Anche se i tempi sono stretti, sarebbe colpevole non coinvolgere gli elettori nella scelta dei candidati, visto che al momento del voto non avranno margini di libertà. Pretendere di presentare l'esercito dei professionisti della "politica come routine" senza qualità, predicando il nuovo: si rischia il ridicolo. 4) Il grado di trasparenza nella scelta dei candidati. In base a criteri di competenza e moralità. I corrotti e i fiancheggiatori della mafia; i puttanieri, i riciclati e i triciclati; i parenti e gli amici in lista perché parenti e amici; quelli che si fanno candidare come polizza contro le condanne e quelli che trasformano il Parlamento in avanspettacolo: si eviti di proporli, riproporli o, meglio, di "imporli" agli elettori, visto che la legge elettorale attualmente in vigore non lascia loro scampo. 5) Infine, lo stile della campagna elettorale. Che sia civile, a differenza del passato. E tratti gli elettori da cittadini, non da consumatori a cui vendere un prodotto scadente, con tecniche di marketing raffinate. Né come spettatori: pubblico diseducato e mal-educato da anni e anni di pessimo spettacolo politico offerto da questa mediocre politica-spettacolo. Si discuta di programmi, valori. Veri, non finti. E se proprio vogliono ricorrere al marketing, i leader ci spieghino: perché dovremmo fidarci ad acquistare una macchina da loro; e dai loro candidati. Tratteggiare queste regole di buona educazione politica - lo confessiamo - ci crea un po' di imbarazzo, dopo aver coltivato lo sguardo scettico come metodo (e come vizio). Dopo essere divenuti anche noi, come gran parte degli italiani, "diffidenti per default". Tuttavia, sperare non costa
nulla.

Etichette: , , , , ,

martedì 12 febbraio 2008

La domanda di Lomborg

Sempre per il tema elezioni e ambiente, quando avranno finito un po’ tutti di parlare di legge elettorale, sarebbe interessante valutare non tanto il tasso di ambientalismo delle diverse formazioni, quanto che uso vorrebbero fare degli strumenti che le politiche ambientali pongono a disposizione. Come tentiamo da tempo di proporre, l’ambiente pone a disposizione non solo le risorse grezze, ma un ventaglio di opzioni che vanno dalla possibilità di creazione di nuovi posti di lavoro alla scelta di politiche economiche quali il passaggio dalle tasse sul lavoro a quelle sulle emissioni e diversi altri strumenti secondo gli sviluppi della scienza economica ambientale. Un timido accenno era stato fatto con il programma dell’unione che proponeva qualcosa di simile al sistema del doppio dividendo, contro un silenzio assoluto della destra. Per non cadere nella solita proposizione tipo “più lampadine per tutti” che lasciano il tempo che trovano dopo la nuova corsa alle centrali nucleari, ritengo interessante riproporre la domanda di Biorn Lomborg, “l’ambientalista scettico” che attraverso la creazione della Copenhagen consensus Conference ha costruito un interessante discussione attorno ad un semplice quesito:
If the world would come together and be willing to spend, say, $50 billion EXTRA over the next five years on improving the state of the world, which projects would yield the greatest net benefits? (in sostanza: se la terra avesse la possibilità e volesse spendere 50 milioni di dollari in più nei prossimi 5 anni per migliorare lo stato del mondo. quali progetti potrebbero avere i migliori benefici netti?)
La domanda è sottile per diverse ragioni. Oltre a definire una risorsa certa e determinata, senza il solito tormentone del dove prendo i soldi, ci chiede non quali interventi vorremmo fare, ma quali progetti possiedono il requisito del beneficio netto marginale, cioè quali progetti posseggono realmente la qualità dell’efficienza economica. In soldoni quali sono le azioni che ottimizzano meglio la spesa, allocano al meglio le risorse. La risposta a questa domanda, ad esempio, porterebbe a definire una vera e propria lista di priorità a seconda dell’efficienza del progetto. Chiaramente nel nostro caso dovremmo caratterizzarla più precisamente per il settore ambiente, lasciando però che le priorità che scaturirebbero contengano anche altri tipi benefici extrambientali.
Questa ritengo sia la domanda corretta che la politica deve porsi nel momento in cui decide di destinare le risorse, sempre poche comunque, che ha a disposizione.

Etichette: , ,

Lezioni di stile

Devo dire che una lezione di stile ce l'ha fornita Emma Bonino. Pare che l'offerta dello stato maggiore democratico sia stata quella di proporre alla leader radicale una candidatura all'interno delle liste del PD, estromettendo quindi Marco Pannella. "Spesso" - ha detto Fassino che pare sia stato il proponente - "si confondono i radicali con Emma Bonino". La risposta del Ministro è stata secca e di grande dignità: "Non sono un'accattona". Anche per chi come me non è radicale: Chapeau, on. Bonino.

Etichette:

lunedì 11 febbraio 2008

Piemonte e petrolio

Piccole curiosità…scavano. Tra le tante notizie che arrivano in un Assessorato come il nostro, una è quantomeno in controtendenza. Presso il Ministero dello Sviluppo Economico sarebbero giacenti circa 315 istanze di autorizzazione alla trivellazione per la ricerca di petrolio. Dati aggiornati al dicembre scorso indicherebbero nel numero di 4 quelle interessanti il Piemonte concentrate soprattutto nel novarese e vercellese. Le attività di ricerca e di estrazione in corso sarebbero almeno 280 con record di richieste in Emilia Romagna seguita dalla Lombardia. Per completezza d’informazione nel nordest novarese da anni l’ENI raccoglie ogni giorno 2500 dei 238 mila barili prodotti in Italia. E’ chiaro che qualche domanda “sorge spontanea”. Tenendo conto che soprattutto nella nostra Regione i giacimenti dell’oro nero si trovano ad una profondità media molto maggiore rispetto a quella ideale e non risulta di grande qualità, i costi di estrazione e trattamento risultano essere non molto convenienti. Non ho cifre a disposizione, ma probabilmente se queste risorse, pubbliche o private che siano, venissero impiegate per installazione e sviluppo di fonti rinnovabili, il guadagno in prospettiva non sarebbe migliore? Sembra che esista sempre poca liquidità per questi investimenti e la stessa Regione Piemonte avrebbe intenzione di dirottare sulle energie alternative cifre consistenti che, sia chiaro, proverrebbero da fondi dell’Unione Europea. Siamo sicuri che l’investimento in petrolio scarso e poco accessibile sia economicamente nel medio periodo conveniente? Si obbietterà che le Amministrazioni Locali hanno scarse e deboli competenze in materia e può essere la verità. Ma a questo punto non sarebbe utile tentare, mediante l’azione politica, l'autorevolezza delle Amminsitrazioni di convincere il sistema a riconvertire questo tipo di investimento da estrazione di fonti fossili a ricerca di rinnovabili? E cosa diranno gli amministratori regionali negli imminenti Stati Generali dell'Energia?

Etichette: , , , ,

sabato 9 febbraio 2008

Documenti Conferenza di Bali

Segnalo un link dove è reperibile la NOTA INFORMATIVA UNFCCC COP13, CMP3 e AWG4, riguardante le conclusioni della Conferenza della Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici di Bali del 3-15 Dicembre 2007. Il documento, pubblicato sul sito del Kyoto Club, è ricco di ulteriori rimandi ipertestuali, preziosi per chi voglia avvicinarsi direttamente ai testi della conferenza.

Etichette: ,

venerdì 8 febbraio 2008

Twitter al Tg3 del 6 Febbraio 2008

Elezioni: ambiente ed occupazione

Elezioni significa anche abbandonare concetti general-generici per buttarci nella mischia delle proposte e delle idee. Quelle vere. Soprattutto per chi si occupa di ambiente. Significa anche la necessità di cambiare alcune abitudini e di intendere la sfida ambientale non più come semplice necessità di chiudere fabbriche o comprare lampadine “verdi”: queste cose vanno fatte e dovrebbero essere pratiche pacificamente accettate senza grandi discussioni. Ma non rappresentano una vera e propria proposta, un orizzonte, una nuova opportunità. E’ una concezione dell’ambiente “end of pipe”, alla fine del tubo, un ambiente da logica “poliziesca”, sicuramente necessaria anche questa, ma che è un’altra cosa. I temi dell’ambientalismo moderno sono altri. Il primo, come un semplice post-it da appendere a cui ne seguiranno altri, riguardano l’associazione con un altro tema tra i più sentiti oggi: l’occupazione. L’ambiente racchiude infatti una opportunità di impiego tra le più favorevoli. Alcuni hanno calcolato che il settore ambientale ha una potenzialità di circa 300.000 nuovi posti di lavoro.Soprattutto lavoro buono perché contiene un alto indice di conoscenza e quindi meno esposto alla precarietà. Non solo. Rappresenta un tipo di lavoro che cambia la specializzazione produttiva del nostro Paese, lo rende più competitivo e che combatte fattivamente un declino economico che, questo sì, provoca nuova disoccupazione. E’ ricco di “ricerca”, quella buona e la sa usare in modo sostenibile. Produce beni ad alta tecnologia che è la risposta seria dei Paesi emergenti dalla sfida della globalizzazione negativa.
L’ambiente non crea solo nuovi posti di lavoro, ma può fattivamente inserirsi come momento di sostegno e di stabilizzazione verso il lavoro precario, senza aver paura di confrontarsi con l’economia. Esistono proposte “ambientali” come quella del “doppio dividendo” (vedi post 19 ottobre) che agiscono sulla fiscalità disincentivando le produzioni nocive e possono abbattere le tasse che oggi sono caricate sul costo del lavoro, togliendo appunto una zavorra che limita il raggiungimento di livelli di occupazione socialmente decenti in un paese sviluppato. L’ambiente fa bene all’economia, descrivendone in maniera chiara le cosiddette esternalità, gli effetti negativi, e abbattendo la distorsività del sistema di tassazione iniquo ed inefficiente facendo pagare i costi dei danni non alla collettività generale sottraendole risorse, ma ai produttori e costringendoli a modificare le loro produzioni. L’ambiente produce efficienza nell’uso delle risorse, che non significa semplicemente usarne meno perché stanno finendo, ma spendere meno per la produzione.
L’ambiente obbliga a cambiare i cicli produttivi utilizzando le migliori tecnologie disponibili a disposizione con un effetto sempre sottovalutato: migliora la sicurezza del lavoro.
Questo è l’ambiente di cui è necessario parlare contro la caricatura che ne viene normalmente fatta.

Etichette: , , , ,

giovedì 7 febbraio 2008

Change, Veltroni. Change

Veltroni riprenderebbe, facendolo suo, il motto di Obama: we can, noi possiamo. Se guardate qualsiasi servizio televisivo dagli Usa, vedrete però che il motto completo è un grosso CHANGE (cambia), con sotto un piccolo "we can believe in". Se ascoltate la cantilena dei raduni di Obama, sentirete ritmata come una litania martellante e crescente la parola: CHANGE, cambia. Peccato che venga dimenticata la parte più importante del messaggio. O forse gli amici democratici preferiscono il "potere" al "cambia"?

Etichette: , ,

Ambiente: volontà politica come risorsa rinnovabile

Il nuovo testo di Al Gore apparso ultimamente in Italia – La terra in bilico; Bompiani – in realtà non è nuovo ma apparve negli Stati Uniti del 1992 circa, come sanno gli spettatori del documentario “una scomoda verità” che ne riprende molti contenuti. Mi sono accostato al testo italiano riveduto ed aggiornato del 2007, pensando in verità di ritrovarmi davanti un ennesimo mattone fondamentalista, in versione USA, di ghiacci polari in scioglimento ed emissioni cinesi devastanti, riprese per fare cassetta ed incrementare il già solido patrimonio di Gore. Ma la stima per chi l’ha scritto, pur continuando a pensare che un certo tipo di comunicazione ambientalista abbia raggiunto fatturati da multinazionale, mi ha fatto vincere la ritrosia. A circa un terzo della lettura posso comunque dire che ho speso bene i miei soldi e che le prime 100 pagine valgono la pena del tempo speso a leggerle. Se posso operare un piccolo cortocircuito per fare comprendere il valore di questo libro rispetto a certa pubblicistica nostrana, immaginatevi la differenza che esiste tra la campagna elettorale già in corso negli Stati Uniti e quella che è iniziata dalle nostre parti. Quanto è interessante, varia nei temi, ricca di speranza, capace di trascinare, dopo diversi anni, la gente alla partecipazione la prima, quanto la nostra è spenta e noiosa e non ha che come unico argomento l’anatomia della legge elettorale, apparentemente da tutti rigettata. E dire che proprio la campagna che vide Gore e Bush confrontarsi con un conteggio surreale di voti, ha evidenziato gli enormi limiti del sistema elettorale statunitense. Oltre alle ultimissime notizie del ribaltamento dei conteggi tra Barak Obama ed Hillary Clinton per un complicatissimo sistema di ripartizione dei voti. Ma da quelle parti non continuano a perdere tempo a discutere di legge elettorale. Ritornando alla “Terra in bilico”, segnalo come esempi due piccole metafore riportate dall’autore, che riportano con semplicità termini di discussione molto complessi che sono al centro della discussione a livello mondiale tra gli esperti del settore. A volte capita ad esempio che in televisione compaiono immagini al rallentatore di un’automobile che va a schiantarsi ad alta velocità contro un muro. Mentre a velocità reale la collisione fa sembrare immediata la trasformazione dell’auto in un cumulo di lamiere contorte, al rallentatore il processo ci appare nella sua sequenza logica, con le diverse parti che entrano in collisione le une con le altre secondo uno schema comprensibile e prevedibile. Ciò che accade all’ambiente globale può essere considerato in termini simili. Il danno è straordinariamente improvviso ed esteso se inserito nel contesto del lungo periodo di stabilità dell’ambiente prima del danno, ma noi assistiamo alla distruzione al rallentatore. E la maggior parte di noi agisce come se non percepisse alcuna collisione, perché l’accartocciamento avviene in un lasso di tempo più lungo di quello che normalmente associamo ad uno scontro violento, ad un incidente improvviso. Come la rana di sperimentale memoria che se lasciata cadere nell’acqua bollente ne salta fuori subito, mentre se messa dentro acqua tiepida che viene riscaldata pian piano, rimane lì finché qualcuno non la tira fuori. Oppure consideriamo la legge dell’interesse composto. Se uso la carta di credito per prendere in prestito soldi e poi, il mese successivo, la uso di nuovo per prendere la stessa quantità di denaro, pagherò comunque anche una quantità extra per pagare gli interessi su ciò che avevo preso il mese prima. Con questo modo di fare, se continuassi indefinitamente potrei mettere in crisi presto le mie finanze per poi andare in bancarotta. Ma potrei utilizzare anche questo sistema in maniera positiva risparmiando ogni mese la stessa quantità di soldi e versarla sul mio conto, insieme agli interessi maturati nei mesi precedenti, aumentando il mio patrimonio in maniera non-lineare, aumentando sempre più rapidamente ogni mese anche se non si verificassero dei cambiamenti nella quantità di denaro aggiunta. In natura succede lo stesso. Ma il messaggio più forte di Gore è che disponiamo già di tutti gli strumenti necessari per invertire il degrado del nostro mondo ad eccezione, forse, di uno solo: la volontà politica. Ma fortunatamente in democrazia, la volontà politica è una risorsa rinnovabile.
Dorino Piras

Etichette: , , ,

mercoledì 6 febbraio 2008

Elezioni ed economia: soldi in tasca e voti

Chiacchierando con leggerezza di elezioni, a tutti noi è capitato di discutere sull’influsso delle condizioni economiche presenti al momento del voto nel favorire questo o quel partito. Così vengono tirati in ballo argomenti quali il denaro che l’elettore ha in tasca, la preoccupazione dei politici di essere rieletti che guida le loro politiche economiche, che i governi esercitano effettivamente un controllo sull’economia tale da consentire loro di raggiungere i propri scopi. Ma gli elettori rieleggono i governi quando l’economia va bene? Cinicamente chi guarda le campagne elettorali può trovare sorprendente che i politici diano l’impressione di non gestire l’economia in un’ottica di rielezione.Questa però sembra essere la conclusione di una accurata analisi condotta sul rapporto tra economia ed elezioni condotta da Alesina e Roubini (Economia elettorale. Tra promesse e realtà; Università Bocconi ed.) ripresa da John Kay nel suo interessante e consigliato: “Lampadine ad alta efficienza”, Brioschi ed.; 2007. I due ricercatori si sono cimentati con due ipotesi alternative. La prima, chiamata “il partigiano”, assume che l’influsso principale sulle azioni dei politici sia quello esercitato dalle loro opinioni dichiarate. La seconda, o “dell’opportunista”, pensa che qualunque cosa sia dichiarata, essi faranno tutto il possibile per essere rieletti. Secondo la teoria opportunistica, i cicli economici coincidono con i cicli elettorali. Nella teoria partigiana si prendono si sposta invece la visuale. Secondo quest’ultima accade che i governi di sinistra espandono l’economia nei primi anni di mandato ma successivamente, trovando fallimentari queste politiche, mettono in atto una politica di tagli di spesa. Al contrario i governi di destra all’inizio del mandato contraggono l’economia e poi, con la stessa sensazione di fallimento degli altri, optano per l’espansione. Una conseguenza della teoria partigiana è che l’economia ha maggiori probabilità di prosperare quando le elezioni sono indette dai governi di destra rispetto a quelli di sinistra. Storicamente sembra che questo sia vero. Ma se la tesi opportunistica a questo punto fosse corretta, i governi di destra riuscirebbero ad ottenere la riconferma più sovente di quelli di sinistra. Questo non sembra essere così nettamente confermato. Nell’analisi statistica di Alesina e Roubini la teoria “partigiana” sembra spuntarla rispetto a quella “opportunistica”. Conclude Kay: “se l’econometria non mente, neppure i politici mentono. La migliore spiegazione del loro comportamento è che, comunque vadano le cose, essi fanno sul serio. E la migliore spiegazione del comportamento degli elettori è che decidono sulla base dei problemi in ballo e della competenza delle compagini governative. E’ saggio essere cinici riguardo alla politica, ma possibile anche essere troppo cinici”.

Etichette: , , , , ,

martedì 5 febbraio 2008

Un augurio a Silvano Ravera

l'Ing. Silvano Ravera è stato nominato dalla Regione nuovo Direttore Generale dell'ARPA Piemonte e abbandona l'incarico di Direttore dell'Autorità d'Ambito Torinese dell'acqua. Mi permetto un personale ringraziamento a Silvano, perchè mi ha insegnato praticamente tutto quello che so sull'amministrazione delle acque potabili con pazienza e perizia. Abbiamo percorso per molte mattine e sere in lungo e in largo la Provincia di Torino, con ogni condizione di tempo e sentimenti e mi mancherà certamente quella sua borsa da cui si materializzavano sempre precisi numeri, dati, delibere, tabelle. Mi mancheranno anche le telefonate giornaliere buone e cattive, ma soprattutto mi mancherà l'amico che ho imparato a conoscere e con cui condividiamo la passione dell'acqua pubblica. Grazie, Silvano.

La rottamazione non batte lo smog

Nel giorno dello start elettorale, Antonio Cianciullo su Repubblica, riporta i dati di uno studio di Legambiente che conferma diversi dubbi già noti agli amministratori locali e che precedentemente avevano avanzato anche noi: la rottamazione delle auto non abbatte lo smog. Penso che non sia un caso, perché il problema dell’inquinamento atmosferico - e le misure che saranno proposte anche in questa campagna elettorale - sarà sicuramente un argomento caro che entrerà nel “paniere” delle motivazioni che porteranno gli elettori a scegliere. I dati parlano chiaro: il parco auto presente si rinnova anche grazie alle incentivazioni alla rottamazione ma non riesce a scalfire le punte di inquinamento da polveri sottili (PM10) e biossido d’azoto con il loro corteo di decessi attribuibili, circa 8200 l’anno. Più o meno quanto gli incidenti stradali. Confrontando i dati del 2001 e del 2006 si scoprono interessanti risultati.
...................2001 .....2006

Euro 0 ..........36,8 ......13,2
Euro 1 ..........18,1........ 8,5
Euro 2 ..........31,7 ......28,1
Euro 3 ..........10,9 ......26,1
Euro 4..... .... ..0 .........21,3
Pm 10 ...........70 ........68
Biossido azoto 64 ........78

Se sommiamo le auto Euro 0 –1- 2 del 2001 raggiungiamo il valore dell’ 86,6 contro il 10.9 di Euro 3, lo 0,5 di altro tipo mentre non erano ancora omologate le Euro 4
Nel 2006 la somma Euro 0 –1- 2 viene ribaltata con il 49,8 mentre Euro 3 e 4 arrivano insieme al 47,4.
Risulta abbastanza chiaro che la politica di incentivazione delle auto con fondi pubblici non produce risultati significativi, per non dire nessuno. Secondo lo studio la riduzione di emissioni guadagnata per ogni singola vettura viene abbondantemente compensata dagli oltre 5 Km. pro capite in più percorsi ogni giorno e dalla continua crescita del parco auto in Italia che continua a gonfiarsi con oltre 200 mila macchine l’anno. A tutto ciò si aggiungono i dati dell’ACI che evidenziano come “le spese per trasporti realizzate in Italia nel corso degli ultimi 25 anni sono state prevalentemente destinate a supportare investimenti tipici delle lunghe distanze (alta velocità, autostrade) piuttosto che ad interventi a favore della mobilità urbana”. La chiosa è chiara. Se nel ci sono 1,6 milioni di pendolari ed il 70 % degli spostamenti degli italiani riguarda distanze inferiori ai 10 Km., la mobilità urbana non trova sostegno. Chissà se questi dati saranno motivo di confronto politico!
Dorino Piras

Etichette: , ,

lunedì 4 febbraio 2008

Fiera del libro-Israele: non confondiamoci

Continuo a pensare che sia uno stupido errore boicottare la Fiera del Libro di Torino dopo la decisione di ospitare Israele, come ho avuto modo di scrivere nel precedente post “boicottare Israele". Pur mantenendo ferma la condanna contro certa politica di occupazione riassumibile oggi nell’assedio a Gaza, credo che continui ad avere ragione Valentino Parlato quando dice “il boicottaggio è muto, è un no senza argomenti…Meglio sarebbe approfittare della Fiera per discutere, criticare la politica dello Stato di Israele, difendere i diritti dei Palestinesi”. Oppure Tahar Ben Jelloun quando dice che “non confondo Olmert con Oz, Grossman o Gutfreund “. La chiave che forse permette di comprendere di più l’errore nascosto del boicottaggio ce lo fornisce indirettamente Tzvetan Todorov, critico, filosofo e storico, campione del nuovo umanesimo e studioso dei totalitarismi. “Rendetevi conto che la letteratura non è un piacere, un lusso per gente coltivata, ma è qualcosa che permette di studiare e capire il mondo”. Boicottare è il contrario dell’invito alla lettura, ad andare alla fonte, alla parola, preferendo occuparsi di tutto ciò che viene detto attorno senza il confronto diretto, come ha sintetizzato Gigi Riva sull’Espresso di questa settimana. Se “la letteratura non è il patrimonio di un’elite che pretende di avere un’esclusiva sull’interpretazione” bisogna stare attenti all’invito di chi interpreta per noi la letteratura e ci dice che è meglio non leggere ciò che un popolo, non il suo governo, sa esprimere. Oltre al fatto che chi ci invita al boicottaggio muto e senza argomenti, molto spesso non ha nemmeno preso la briga di leggere questa letteratura, molto più critica verso la guerra e l’oppressione, rispetto ai nostri novelli Torquemada di cartone.

Etichette: , , , , ,

venerdì 1 febbraio 2008

Risparmio idrico: TVB apre il laboratorio

Continua a correre il nostro progetto sull’acqua T.V.B. (Ti voglio bere) con l’apertura mercoledì scorso del TVB LAB, il laboratorio dell’acqua a disposizione della didattica delle scuole presso la sede di via Giulia di Barolo del Liceo Gioberti a Torino, grazie alla collaborazione della SMAT. Riporto alcune notizie del progetto, disponibili anche sul sito della Provincia di Torino, della SMAT, Dell’Ecoistituto Pasquale Cavaliere che sono stati i promotori dell’iniziativa. Riporto il comunicato stampa congiunto redatto da Alessandra Mazzotta. "L’acqua del rubinetto? Di alta qualità, ma non tutti lo sanno. Ecco allora che, per promuovere e valorizzare il bere l’acqua dell’acquedotto, è nato lo scorso anno un progetto per le scuole superiori, dal nome più che esplicito: T.V.B. Ti voglio bere. Un progetto che mira all’uso consapevole dell’acqua, risparmio idrico compreso, grazie a una serie di interventi – tecnologici, formativi e comunicativi – svolti nei 25 istituti che hanno aderito al progetto in questo anno scolastico. Ma non solo: all’interno di T.V.B. Ti voglio bere è anche stato creato un laboratorio didattico, il T.V.B. Lab, inaugurato mercoledì 30 nella sede del liceo “Gioberti” (in via Giulia di Barolo 33 a Torino), per diventare per tutti gli studenti e gli insegnanti della Provincia il luogo di riferimento per la formazione sulle tematiche del risparmio idrico e della valorizzazione dell’acqua del rubinetto da bere. “In questo modo – sottolinea l’Assessore alle Risorse Idriche, Dorino Piras – con il T.V.B. Lab si affianca alla consapevolezza intellettuale che il progetto ha sempre avuto, anche una consapevolezza tecnica a disposizione di tutti gli studenti”. Il tutto per fare in modo che il messaggio arrivi: “La nostra è un’acqua di alta qualità, con un costo in bolletta molto basso”, garantisce Silvano Ravera, direttore dell’ATO 3, la cui sicurezza è indiscutibile per il numero di controlli effettuati. “Il problema è che il cittadino non lo sa, e che non conosce tutte le problematiche ambientali che stanno dietro alla vendita delle acque imbottigliate”, aggiunge Paolo Romano, amministratore delegato della Smat. “Proprio la valorizzazione dell’acqua del rubinetto come alternativa a quella imbottigliata rappresenta la summa delle questioni ambientali più attuali – si pensi all’emergenza rifiuti – per cui uno dei prossimi passi del progetto sarà l’installazione di macchinette erogatrici di acqua sfusa nelle scuole”, anticipa Domenico Filippone, del Centro Studi Ambientali. Ma prima, per sfatare pregiudizi e tabù e preparare il terreno, fondamentale risulta la formazione, condotta anche nel nuovissimo T.V.B. Lab, allestito dalla Smat. Esempio pilota nel suo genere in Italia, il T.V.B. Lab prevede un percorso formativo che si snoda fra tre sezioni: risparmio idrico, analisi chimica e analisi organolettica dell’acqua. È stato dotato di strumentazioni e tecnologie di tipo professionale che permettono agli studenti di verificare l’efficacia delle tecnologie impiegate per la riduzione dei consumi idrici applicabili anche nelle abitazioni, di effettuare una comparazione tra l’acqua del rubinetto con quelle imbottigliate, partendo da test chimici realizzati con vari kit - cloro-ozono, calcio, nitriti, nitrati, durezza - spingendosi fino alla tecniche di analisi sensoriale per riconoscere alla vista, all’olfatto e al gusto le qualità organolettiche delle acque. Fino a formare dei veri e propri sommellier dell’oro blu. A partire dal 6 febbraio, il T.V.B. Lab sarà dunque disponibile per la formazione degli insegnanti e dei cosiddetti Water Manager, gli studenti–esperti all’interno delle scuole, i quali potranno a loro volta diventare formatori dei nuovi compagni entrati nella rete delle scuole T.V.B, in un bell’esempio di peer-education. T.V.B. Ti voglio bere è un progetto del Centro Studi Ambientali con l’Assessorato alle Risorse Idriche della Provincia di Torino, l’ATO3, la Smat e il supporto della Regione Piemonte (Direzione Promozione Attività Culturali, Istruzione e Spettacolo), della Circoscrizione 7 della Città di Torino e del Comune di Collegno. Da quest’anno T.V.B. Ti voglio bere coinvolge ben 25 scuole superiori su tutto il territorio regionale, 13 delle quali nella sola provincia di Torino, grazie al contributo dei partner storici del progetto, alle quali si aggiungono 12 nuovi istituti in tutte le province piemontesi”.
Tutte le informazioni sul progetto su
Dorino Piras

Etichette: , , ,